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UNIVERSITA’/ Sogaro (Cnsu): caro Presidente, ecco la "nostra" riforma in 5 punti

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Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)

1. Riforma e risorse. Negli ultimi mesi, in occasioni pubbliche, abbiamo ripetutamente chiesto a chi ha le responsabilità di governo di dichiarare se considera l’università una risorsa su cui investire o solo un problema da risolvere.

La riforma non ha fornito una risposta chiara a questa domanda. Non soltanto perché, di fatto, il Governo è venuto meno all’impegno di stanziare risorse in cambio dell’approvazione delle riforme (tutti sanno che il recente stanziamento di 800 milioni di euro non fa che recuperare una parte del taglio di 1,2 miliardi precedentemente disposto dal ministero dell’economia con la legge n. 133/2008 ed è appena sufficiente per la sopravvivenza delle università). Leggendo il testo della legge ritorna quasi ossessivamente la formula “senza nuovi o maggiori oneri” per lo Stato. Ora, non v’è dubbio che le risorse pubbliche vadano salvaguardate, tanto più nel momento presente, e che occorra sanare le situazioni di spreco o di cattiva gestione che sono state individuate. Ma almeno altrettanto importante è avere il coraggio di scelte lungimiranti, capaci di guardare con intelligenza al futuro, anche se questo può risultare politicamente poco remunerativo nel breve periodo.

In questo senso mi pare di poter interpretare anche il Suo invito nel discorso di fine anno a compiere «scelte significative, anche se difficili» e a «fare salve risorse adeguate per l’università». La spesa pubblica per istruzione e ricerca, infatti, non può essere oggetto di tagli lineari come una qualsiasi altra voce del bilancio dello Stato. Anche l’agricoltore che pota i suoi alberi sa che potare non significa indiscriminatamente tagliare (importano il dove e il come). È sintomo di miopia grave trattare la scuola, l’università e la cultura come un lusso cui si può rinunciare. Tanto più in un Paese come l’Italia che della cultura è stata per secoli patria. Senza risorse adeguate viene meno la possibilità stessa dello sviluppo umano e culturale, e quindi economico di un Paese. Lo hanno capito i governi di Francia e Germania che, proprio in un periodo di crisi globale, hanno significativamente aumentato lo stanziamento per l’università e la ricerca. E noi, Signor Presidente?

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