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UNIVERSITA’/ Sogaro (Cnsu): caro Presidente, ecco la "nostra" riforma in 5 punti

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Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)

2. Autonomia vs. centralismo. La mancanza di risorse adeguate, da accompagnare ad un processo riformatore che vorrebbe essere radicale, non è purtroppo l’unica contraddizione presente nel testo della legge. Permangono altre ambiguità di fondo, con il rischio che i sacrosanti principi ispiratori della riforma (autonomia, responsabilità, merito) rimangano solo sulla carta o vengano di fatto traditi.
Qui è il punto: occorrerà lavorare duramente nel prossimo futuro per far sì che i numerosissimi decreti attuativi (decreti legislativi, regolamenti, decreti ministeriali) vadano nella direzione di un vero rilancio dell’università e non invece in quella della moltiplicazione di una burocrazia soffocante di stampo fortemente statalista.

Che il rischio di un ritorno al centralismo statale sia effettivo è confermato proprio dalla quantità di decreti attuativi di secondo grado – che il Presidente della CRUI stima saranno almeno quaranta – che occorreranno per dare attuazione al dettato legislativo. Già solo questo dispiegamento di fonti secondarie appare in contrasto con l’autonomia universitaria tutelata mediante riserva di legge dall’art. 33 della Costituzione.

Inoltre, la pesante burocrazia ministeriale potrebbe addirittura finire per stringere le università in una morsa fatale se, come tutto al momento lascia presagire, il ministero si confermerà incapace di esercitare i nuovi e rilevanti poteri di indirizzo, controllo e valutazione che la legge, anche attraverso l’ausilio dell’ANVUR, gli riconosce. Non si tratta di iperboli, signor Presidente. Già oggi, a legislazione vigente, è possibile rendersi conto dell’inadeguatezza del ministero a svolgere in maniera efficace il compito di governare a distanza il sistema universitario. Per fare alcuni esempi recentissimi, si pensi al decreto ministeriale che stabilisce i criteri di riparto del Fondo di finanziamento ordinario del 2010 (si badi, del 2010, non del 2011) che porta la data del 21 dicembre scorso: in poche parole, è stato licenziato con un anno di ritardo, a esercizio finanziario praticamente chiuso. Oppure, si pensi al decreto relativo alle linee generali di indirizzo della programmazione delle università per il triennio 2010-2012, che non è ancora stato emanato. Se il ministero già oggi fatica a svolgere i propri compiti come farà domani a esercitare le numerose nuove funzioni che la legge di riforma gli attribuisce?

Da una parte il trasferimento all’ANVUR di fondamentali responsabilità di valutazioni e scelte tecnico-professionali costituisce una indiretta ammissione dell’inidoneità dell’apparato burocratico ministeriale a gestire processi che sono sempre più complessi e articolati; ma dall’altra esso rappresenta solo un primo e ancora incerto passo per uscire dal tunnel. Occorrerà per questo mettere al più presto l’Agenzia nelle condizioni (anche finanziarie) di poter funzionare al meglio (le premesse purtroppo non sono delle migliori, dal momento che è dal 2006 che l’ANVUR è in fieri). Sarà soprattutto dalla capacità di rendere operativo e funzionale questo strumento che si potrà verificare la serietà delle intenzioni riformatrici.

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