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UNIVERSITA’/ Sogaro (Cnsu): caro Presidente, ecco la "nostra" riforma in 5 punti

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Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)

Anche qui la riforma, sebbene ancora improntata ad una logica uniformante – che trova le sue radici nella legge Casati del 1859 – lascia aperti alcuni varchi, ad esempio prevedendo che talune università possano sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, diversi da quelli stabiliti in via generale dalla legge (art. 2), o anche laddove prevede meccanismi di accreditamento delle sedi e dei corsi di studio e l’introduzione di un sistema di valutazione periodica dei risultati conseguiti nella didattica e nella ricerca (art. 5, comma 3 lett. a e b). Si tratta di strumenti che possono essere utilizzati per realizzare una differenziazione che si presenta sempre più necessaria. È una strada da percorrere, ma a tale scopo (soprattutto per quanto riguarda la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi) occorre che il ministero provveda al più presto a definire i criteri per l’ammissione alla sperimentazione, scongiurando così il rischio – già verificatosi in passato, ad esempio nel caso dell’art. 16 del d.l. 112/2008 – che questa norma sia stata scritta per non essere mai applicata.

5. Il merito e il diritto allo studio. Un altro tema imprescindibile è quello della valorizzazione del merito. Nella legge i riferimenti all’attuazione della meritocrazia sono presenti sia nei principi ispiratori sia in diverse disposizioni specifiche. Come studenti siamo particolarmente interessati alla creazione di un apposito fondo (di cui all’art. 4), chiamato appunto fondo per il merito, destinato a finanziare premi e buoni di studio. In particolare, per quanto riguarda il suddetto fondo, ci sembra del tutto condivisibile la creazione di un ulteriore strumento a garanzia degli studenti meritevoli, accanto a quelli già previsti dalla (ormai obsoleta) normativa vigente. D’altro canto, suscita perplessità il totale disimpegno dello Stato nel contribuire al finanziamento del fondo, che viene lasciato sostanzialmente alla buona volontà di finanziatori privati attraverso “versamenti a titolo spontaneo e solidali” (art. 4 co. 7 lett. a) ed a “trasferimenti pubblici previsti da specifiche disposizioni” che, come tali, rimangono “futuri” ed incerti. Il rischio che questo fondo resti una buona intenzione è molto concreto.

La legge contiene anche un’importante delega al Governo per una riforma complessiva della normativa sul Diritto allo Studio Universitario (art. 5, c.1 lett. d). È questo un altro aspetto che pesantemente incide sulla vita di tanti studenti universitari, capaci e meritevoli anche se privi di mezzi. Chiediamo di essere coinvolti attivamente nella fase di decretazione legislativa che si aprirà nei prossimi mesi, portando il nostro contributo in qualità di primi destinatari delle normativa in oggetto. Intendiamo, su questo tema, proporre strumenti ulteriori rispetto alle classiche borse di studio e, soprattutto, contribuire alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) attraverso l’introduzione di indicatori e criteri per quantificare i costi reali che uno studente deve affrontare, soprattutto se fuori sede. Come CNSU siamo pronti a fare la nostra parte nella definizione di tutta la normativa di dettaglio che questa riforma richiede, in un’ottica di serio confronto e in vista di scelte il più possibile condivise.

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