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UNIVERSITA’/ Sogaro (Cnsu): caro Presidente, ecco la "nostra" riforma in 5 punti

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Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)

6. Ordini del giorno: precari e internazionalizzazione. Vorrei infine sottolineare la necessità, come anche Lei ha avuto modo di fare nel comunicato di  promulgazione della legge di riforma, di dare seguito agli impegni presi da parte del Governo con l’approvazione di numerosi ordini del giorno, sia alla Camera sia al Senato: molti di essi possono contribuire ad un miglioramento sostanziale della riforma e ad una sua corretta applicazione, limitando le contraddizioni che ho cercato prima sinteticamente di evidenziare. In particolare condivido la preoccupazione espressa negli ordini del giorno dei senatori Valditara e Rusconi che una cattiva applicazione delle disposizioni sui nuovi ricercatori a tempo determinato possa, di fatto, incrementare illusorie speranze per la nostra generazione. A dispetto delle dichiarazioni di principio, inoltre, il nuovo meccanismo dei ricercatori a tempo determinato – non in sé, ma per come è congegnato – autorizza la possibilità di essere “precari stipendiati” in università fino quasi a quarant’anni d’età (dopo il dottorato – che si può ragionevolmente conseguire entro i 26-27 anni – è possibile, infatti, che i rapporti instaurati con i titolari di assegni di ricerca e di contratti da ricercatore a tempo determinato durino fino a 12 anni: art. 22, comma 9).

Conclusione. Illustrissimo Signor Presidente, nel suo discorso di fine anno, Lei ha rivolto a noi giovani queste parole: “invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Università a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacità propositiva, dell'indispensabile rinnovamento dell'istituzione Università e del suo concreto modo di funzionare”.

Nelle nostre università ci sono tanti giovani protagonisti che instancabilmente tentano di costruire qualcosa per sé e per l’ambiente in cui vivono. Non basta, infatti, una riforma, bella o brutta che sia. Per rendere più umano e funzionale questo luogo occorre una presenza critica e costruttiva che si impegni con passione in ogni aspetto della vita universitaria: dallo studio alla partecipazione attiva alla didattica e alla rappresentanza negli organi accademici, dall’organizzazione di iniziative culturali alla creazione di cooperative di servizio agli studenti. Nelle nostre università questa presenza c’è, basta andare a vedere, invece che accontentarsi della “realtà virtuale” fornita dai mezzi di comunicazione. Da questa presenza occorre secondo noi ripartire.
Un sentito grazie per il suo impegno costante e la sua attenta disponibilità.

Mattia Sogaro
 



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