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SCUOLA/ Le parole di don Milani, il dono di una lezione imprevedibile

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Ora, che cosa c’entra questa pagina di don Milani con il problema della “crisi del desiderio”? A mio giudizio molto, se pensiamo per un attimo alla risposta (“Niente”) che tanti alunni o studenti (soprattutto delle scuole superiori) danno spesso, rincasando, alla domanda dei genitori su che cosa è accaduto a scuola. Oppure se riflettiamo sulla piattezza e l’indifferenza che sembrano farla da padrone in molte ore di lezione, nelle quali può capitare di far di tutto, tranne che di seguire e di appassionarsi a ciò che sta effettivamente accadendo (e ciò non solo da parte degli studenti, ma anche degli insegnanti). Ancora, se ci chiediamo quale posto i ragazzi, gli adolescenti e i giovani di oggi assegnino liberamente, al di là degli obblighi imposti dai curricoli, nell’economia delle loro giornate e della loro giovinezza, alla lettura, allo studio, al gusto della ricerca. E infine, se rivolgiamo al mondo adulto questo stesso interrogativo.

Chi legge con animo aperto la pagina di don Milani forse si chiederà da dove venga e da quale passione umana e cristiana nasca l’intensità del “far scuola” che essa testimonia. Se è un docente, spero che il racconto di queste ore di lezione, così poco “canoniche”, possa valere anche come provocazione a rivedere criticamente il proprio modo d’insegnare. Se è uno studente delle superiori, o universitario, mi auguro che abbia la possibilità di cercare, incontrare e seguire maestri così, se necessario anche con un po’ di lotta con l’inerzia ludica o, più prosaicamente, utilitarista dei compagni, e con il funzionalismo politically correct dominante fra i docenti. Se, infine, è un intellettuale, un giornalista, un uomo politico, o anche un sacerdote ancora convinto che “scuola libera” significhi “scuola dei ricchi”, spero voglia lasciarsi provocare da don Milani a dismettere gli occhiali dell’ideologia più o meno statalista, tutt’oggi circolante, per guardare in faccia senza pregiudizi la libertà d’educazione e il pluralismo scolastico.

In ogni caso, comunque, spero che concordi con ciò che don Lorenzo scriveva in Esperienze pastorali: “È tanto difficile che uno cerchi Dio se non ha sete di conoscenza. Quando con la scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e contadini quella sete sopra ogni altra sete o passione umana, portarli poi a porsi il problema religioso sarà un giochetto. Saranno simili a noi, potranno vibrare di tutto ciò che fa vibrare noi. Tutto il problema si riduce qui, perché non si può dare che quello che si ha. Ma quando si ha, il dare viene da sé, senza neanche cercarlo, purché non si perda tempo. Purché si avvicini la gente su un livello da uomo, cioè a dir poco un livello di parole e non di gioco. E non una parola qualsiasi di conversazione banale, di quelle che non impegna nulla di chi la dice e non serve a nulla in chi l’ascolta. Una parola come riempitivo di tempo, ma parola scuola, parola che arricchisce”.
 



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COMMENTI
13/01/2011 - Grazie (Gianni MEREGHETTI)

Grazie di questo articolo e della testimonianza di don Milani. Mi hanno riprovocato a riprendere tra le mani quella che Carlo Fedeli indica come il fattore centrale della scuola e cioè l'intensità dell'ora di lezione. E' una sfida quotidiana questa che don Milani ha lanciato con la sua testimonianza e io ho trovato spesso dentro la mia vita. E' l'intensità che ho trovato nelle ore di lezione di italiano al Liceo, ma soprattutto l'intensità che ho incontrato quando giovane universitario alla Cattolica di Milano ho frequentato le ore di lezione di Introduzione alla Teologia Dogmatica e lì ho trovato un uomo, don Giussani, che rendeva ogni parola, ogni gesto, ogni attimo dell'ora di lezione pieno di tensione al vero, al bello, al bene. Lì, all'Università Cattolica, ho fatto esperienza dell'intensità dell'ora di lezione per l'incontro con don Giussani. Così porto dentro la mia vita la memoria di quell'intensità e per me insegnare è ogni giorno cercarla come ho visto fare da don Giussani.

 
12/01/2011 - Il cuore di don milani (Angelo Lucio Rossi)

L'esperienza educativa di Don Lorenzo Milani è attualissima. Per lui la scuola era un avvenimento vivo e, in buona parte,imprevedibile, produceva molti effetti. E' straordinario l'intervento che fece alla Conferenza ai direttori didattici a Firenze il 31 gennaio 1962: "Se mi chiedete perchè faccio scuola, rispondo che faccio scuola perchè voglio bene a questi ragazzi.(...) Alla fine è successa questa disgrazia d'innamorarmi di loro ed ora mi sta a cuore tutto quello che sta a cuore a loro. Ecco perchè questa scuola poi è diventata una scuola, diciamo così, laica, severamente laica(...) Appassiono perchè ho trovato e uso quella parola che ci voleva e cioè che rispondeva a esigenze ch'esistevano prima alla mia venuta: esigenze profonde.(...) Io amo queste persone e le vogliofar crescere al massimo. Elevarli come ideali di vita, lontani dai piccoli vizi,dal gioco, dalle ricreazioni, dalla perdita di tempo, da tutto quello che è basso. Appassionarli a qualcosa di alto". L'educazione come avvenimento vivo e apertura senza sosta alla realtà totale. Una educazione libera e popolare al servizio del Paese.