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SCUOLA/ Tonna (Apef): come mai la Gelmini è caduta nella trappola dei sindacati?

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Mariastella Gelmini (Ansa)  Mariastella Gelmini (Ansa)

Questa Sperimentazione ha suscitato una serie di commenti spesso tanto entusiastici quanto incongrui. Quelli dei sindacati che si sono ipocritamente dichiarati favorevoli alla riparazione del vulnus inferto agli insegnanti con la soppressione degli scatti d’anzianità proprio nell’anno in cui andava in vigore la Riforma, salvo poi porre pesanti condizioni alla realizzazione del progetto, alimentando il malcontento nelle scuole.
Deludente per l’assenza di memoria storica, è stato il comunicato ministeriale che ha parlato di giorno storico per la scuola italiana. A chi afferma che è la prima volta che si sperimenta una procedura prima di adottarla in un provvedimento generale, va ricordato che, anche in Italia, in quest’ambito non siamo all’anno zero. Su La valutazione della qualità delle prestazioni professionali del personale scolastico il ministro Berlinguer istituì, infatti, nel 1998 un Osservatorio (D.M. del 7.10.98), di cui chi scrive faceva parte. Peccato che poi si sia fatto suggerire dai sindacati la nota soluzione del quizzone, con gli esiti che conosciamo.
Per quanto riguarda il metodo, vorremmo ricordare le conclusioni del Seminario internazionale organizzato da Treellle nel 2008 a Roma, sui Sistemi europei di valutazione della scuola a confronto, che spesso non sono in linea con le indicazioni del Comitato di esperti istituito dal Ministero di cui Treellle fa parte.

In quel seminario sono emerse indicazioni significative, come già riportato da Giovanni Cominelli in un precedente articolo, nei paesi Ue la valutazione degli istituti e dei docenti è esterna e avviene tramite un servizio ispettivo. In UK è l’Ofsted; in Francia ben tremila sono gli ispettori che si dedicano a tale compito; in Spagna c’è un livello centrale ed uno locale di valutazione affidato alle Regioni, ma pur sempre esterno.
Il progetto di valutazione italiano è basato, invece, su una logica opposta. Ci associamo a quanti hanno già evidenziato la contraddizione a cui si va incontro se nel nucleo di valutazione dei docenti sono presenti oltre al dirigente scolastico, due insegnanti eletti dal Collegio: i valutandi eleggono i loro valutatori.
 



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COMMENTI
13/01/2011 - Complimenti all'autore dell'articolo (luisella martin)

L'articolo riassume,senza dimenticarne alcuna, tutte le maggiori problematiche dell'insegnare in Italia, dal dopoguerra ad oggi. Il "tormentone" é nel fatto che argomentazioni così semplici ed evidenti non abbiano trovato risposta in più di 60 anni nè dai politici, nè dai sindacati, nè dalla cosidetta società civile. Si é voluta dividere la categoria! C'è per esempio un ordine degli insegnanti efficiente? Io credo purtroppo che il ministro Gelmini abbia voluto cadere nella trappola dei sindacati. Il motivo é meglio non ipotizzarlo: se fosse un motivo serio dovrebbe farlo sapere agli insegnanti (che,secondo la mia esperienza, alle prossime elezioni non dimenticheranno nulla!) Personalmente rimpiango il ministro Moratti per la passione che trapelava dalla sua riforma (qualche volta non è questione di soldi, ma di stile)e per la disponibilità mostrata ad ascoltare davvero i docenti. Spero di sbagliarmi e spero che l'onorevole ministro Gelmini legga con attenzione e disponibilità verso il cambiamento, questo articolo.

 
13/01/2011 - era ora (emilio molinari)

Finalmente una posizione chiara delle questioni in campo: la valutazione del sistema scolastico non può esistere senza una valutazione del personale in "servizio". Ci dimentichiamo spesso che la scuola è appunto un servizio all'utenza il cui primo diritto è quello di trovare docenti preparati, aggiornati, capaci di dialogo e di promuovere individualità attraverso la motivazione. Sfide forti che richiedono una professionalità alta che va accertata, mantenuta, sviluppata; occorre dunque che la valutazione degli apprendimenti sia raccordata con gli insegnamenti individuando le condizioni anche professionali che ne rendono possibili i migliori risultati. Le forze politiche devono essere capaci di vincere questa sfida per il bene del paese, non per la conservazione di facili consensi. Insomma a regime tutte le scuole siano coinvolte nella valutazione, magari sperimentando le diverse modalità come quella "peer to peer" ad esempio, i docenti obbligati ad un aggiornamento regolare come accade nel resto dell'Europa e non lasciato all'inziativa individuale, una rivalutazione salariale legata ad una contrattualizzazione a livello regionale con obbligo di permanenza per almeno un quinquennio (oggi una studente cambia anche il 70% degli insegnanti nella sua permanenza in una scuola per un intero ciclo). Allora anche le richieste di investimento nella scuola italiana sarebbero più giustificabili all'opinione pubblica.