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SCUOLA/ Tonna (Apef): come mai la Gelmini è caduta nella trappola dei sindacati?

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Mariastella Gelmini (Ansa)  Mariastella Gelmini (Ansa)

Tuttavia, la conseguenza peggiore delle sperimentazioni è comunque sfuggita a molti: prevedibilmente per tre anni, in attesa del loro esito, sarà preclusa ogni altra via atta a risolvere la questione vera, quella della nuova organizzazione del lavoro degli insegnanti. Una necessità, occorre ribadirlo, prima di tutto di tipo funzionale: qualsiasi persona che opera nella scuola, dirigente o docente che sia, sa benissimo che per gestire le nuove complessità previste dall’autonomia e dalla stessa riforma occorrono nuove figure professionali, con una preparazione specifica, che corrispondono a nuovi ruoli e responsabilità.

Funzionamento delle scuole e carriera degli insegnanti vanno quindi di pari passo. Ma non per chi deve decidere in questo campo, purtroppo.
Alcune considerazioni quindi sono d’obbligo:
- carriera e valutazione sono assolutamente complementari.
- Nella valutazione è necessario investire seriamente in maniera congrua.
- La valutazione deve avere, inoltre, la caratteristica di realizzare un sistema non meramente premiante (a noi sinceramente non è mai piaciuto il termine “premio”, più adatto ad una categoria impiegatizia che a dei professionisti) ma un confronto nazionale, di sistema, tra gli istituti, basato su standard individuati, che sia d’aiuto e supporto alle scuole, per migliorarne l’efficacia.

Cercare di realizzare una dimensione “meritocratica di tipo funzionale” di sistema è la logica, quindi, con cui operare. Contemporaneamente si raggiungerà l’obiettivo di offrire una prospettiva di rivalutazione professionale in grado di rimotivare la categoria degli insegnanti fortemente in crisi: la carriera non sarà quindi un’opportunità per pochi ma una prospettiva professionale aperta a tutti. Ognuno avrà la possibilità di accedervi nel corso della propria vita lavorativa perchè ciò è funzionalmente utile alle scuole, realizzando così anche una rilevante funzione di traino sul piano della crescita della qualità professionale: perchè non potranno essere che insegnanti di grande qualità disciplinare, culturale e didattica, quelli in grado di guidare gli altri docenti nella progettazione di un percorso didattico efficace, e di facilitare la dimensione collegiale, essenziale in un’organizzazione autonoma. Nell’esperienza dei nostri partners europei, infatti, merito equivale a fascia differenziata di stipendio legata allo svolgimento di funzioni più complesse rispetto a quelle standard.
 



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COMMENTI
13/01/2011 - Complimenti all'autore dell'articolo (luisella martin)

L'articolo riassume,senza dimenticarne alcuna, tutte le maggiori problematiche dell'insegnare in Italia, dal dopoguerra ad oggi. Il "tormentone" é nel fatto che argomentazioni così semplici ed evidenti non abbiano trovato risposta in più di 60 anni nè dai politici, nè dai sindacati, nè dalla cosidetta società civile. Si é voluta dividere la categoria! C'è per esempio un ordine degli insegnanti efficiente? Io credo purtroppo che il ministro Gelmini abbia voluto cadere nella trappola dei sindacati. Il motivo é meglio non ipotizzarlo: se fosse un motivo serio dovrebbe farlo sapere agli insegnanti (che,secondo la mia esperienza, alle prossime elezioni non dimenticheranno nulla!) Personalmente rimpiango il ministro Moratti per la passione che trapelava dalla sua riforma (qualche volta non è questione di soldi, ma di stile)e per la disponibilità mostrata ad ascoltare davvero i docenti. Spero di sbagliarmi e spero che l'onorevole ministro Gelmini legga con attenzione e disponibilità verso il cambiamento, questo articolo.

 
13/01/2011 - era ora (emilio molinari)

Finalmente una posizione chiara delle questioni in campo: la valutazione del sistema scolastico non può esistere senza una valutazione del personale in "servizio". Ci dimentichiamo spesso che la scuola è appunto un servizio all'utenza il cui primo diritto è quello di trovare docenti preparati, aggiornati, capaci di dialogo e di promuovere individualità attraverso la motivazione. Sfide forti che richiedono una professionalità alta che va accertata, mantenuta, sviluppata; occorre dunque che la valutazione degli apprendimenti sia raccordata con gli insegnamenti individuando le condizioni anche professionali che ne rendono possibili i migliori risultati. Le forze politiche devono essere capaci di vincere questa sfida per il bene del paese, non per la conservazione di facili consensi. Insomma a regime tutte le scuole siano coinvolte nella valutazione, magari sperimentando le diverse modalità come quella "peer to peer" ad esempio, i docenti obbligati ad un aggiornamento regolare come accade nel resto dell'Europa e non lasciato all'inziativa individuale, una rivalutazione salariale legata ad una contrattualizzazione a livello regionale con obbligo di permanenza per almeno un quinquennio (oggi una studente cambia anche il 70% degli insegnanti nella sua permanenza in una scuola per un intero ciclo). Allora anche le richieste di investimento nella scuola italiana sarebbero più giustificabili all'opinione pubblica.