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SCUOLA/ Tonna (Apef): come mai la Gelmini è caduta nella trappola dei sindacati?

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Mariastella Gelmini (Ansa)  Mariastella Gelmini (Ansa)

Accanto al profilo professionale standard dell’insegnante, deve esserne disegnato uno ex-novo, portando a compimento quanto la legge 59/97, istitutiva dell’autonomia scolastica prevedeva (art. art.21, c.16) e che fino ad oggi è rimasto disatteso. Attraverso la diversificazione dei compiti e la costruzione di una carriera, anche il “merito” troverà automaticamente una soluzione condivisa all’interno del mondo scolastico, senza rientrare nella logica meramente premiante del Concorsone di Berlinguer. In quest’ottica si muove il ddl 953.

Un’ultima non meno importante considerazione a corollario del ritardo sulla “questione docente”: il contratto degli insegnanti è l’unico nel pubblico impiego che non prevede un’area specifica. È definito, infatti, insieme a quello degli amministrativi e degli esecutivi della scuola. Per impedire agli insegnanti di avere un’area contrattuale specifica, i sindacati confondono il piano della più efficiente individuazione delle specificità professionali con quello della presunta solidarietà interprofessionale: come a dire che quello che fa della scuola una comunità, un corpo unico è un contratto unico! Su quest’incresciosa questione anche i politici (non) hanno, tuttavia, fatto la loro parte.

Una citazione: “...anche alla luce della riforma della dirigenza scolastica, appare opportuno definire, tempestivamente, uno specifico ambito contrattuale per il personale docente ed una disciplina coerente con la piena attuazione dell’autonomia delle scuole”. Era la relazione programmatica del ministro Moratti alla Camera dei Deputati il 18 Luglio del 2001.
Su questo sì, siamo veramente ancora all’anno zero.

 



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COMMENTI
13/01/2011 - Complimenti all'autore dell'articolo (luisella martin)

L'articolo riassume,senza dimenticarne alcuna, tutte le maggiori problematiche dell'insegnare in Italia, dal dopoguerra ad oggi. Il "tormentone" é nel fatto che argomentazioni così semplici ed evidenti non abbiano trovato risposta in più di 60 anni nè dai politici, nè dai sindacati, nè dalla cosidetta società civile. Si é voluta dividere la categoria! C'è per esempio un ordine degli insegnanti efficiente? Io credo purtroppo che il ministro Gelmini abbia voluto cadere nella trappola dei sindacati. Il motivo é meglio non ipotizzarlo: se fosse un motivo serio dovrebbe farlo sapere agli insegnanti (che,secondo la mia esperienza, alle prossime elezioni non dimenticheranno nulla!) Personalmente rimpiango il ministro Moratti per la passione che trapelava dalla sua riforma (qualche volta non è questione di soldi, ma di stile)e per la disponibilità mostrata ad ascoltare davvero i docenti. Spero di sbagliarmi e spero che l'onorevole ministro Gelmini legga con attenzione e disponibilità verso il cambiamento, questo articolo.

 
13/01/2011 - era ora (emilio molinari)

Finalmente una posizione chiara delle questioni in campo: la valutazione del sistema scolastico non può esistere senza una valutazione del personale in "servizio". Ci dimentichiamo spesso che la scuola è appunto un servizio all'utenza il cui primo diritto è quello di trovare docenti preparati, aggiornati, capaci di dialogo e di promuovere individualità attraverso la motivazione. Sfide forti che richiedono una professionalità alta che va accertata, mantenuta, sviluppata; occorre dunque che la valutazione degli apprendimenti sia raccordata con gli insegnamenti individuando le condizioni anche professionali che ne rendono possibili i migliori risultati. Le forze politiche devono essere capaci di vincere questa sfida per il bene del paese, non per la conservazione di facili consensi. Insomma a regime tutte le scuole siano coinvolte nella valutazione, magari sperimentando le diverse modalità come quella "peer to peer" ad esempio, i docenti obbligati ad un aggiornamento regolare come accade nel resto dell'Europa e non lasciato all'inziativa individuale, una rivalutazione salariale legata ad una contrattualizzazione a livello regionale con obbligo di permanenza per almeno un quinquennio (oggi una studente cambia anche il 70% degli insegnanti nella sua permanenza in una scuola per un intero ciclo). Allora anche le richieste di investimento nella scuola italiana sarebbero più giustificabili all'opinione pubblica.