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SCUOLA/ Come migliorare le scuole se non si conoscono i dati Invalsi?

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Un’informazione adeguata sui livelli effettivamente raggiunti dagli allievi nelle competenze base aiuterebbe a stimolare in dirigenti ed insegnanti il desiderio di efficacia, forse più di tanti marchingegni di valutazione fra pari o di novellate valutazioni ispettive, per le quali peraltro sembra continuerà a mancare perfino la materia prima.

La pubblicità dei dati consentirebbe anche operazioni di analisi più approfondita, a partire da quelle sul valore aggiunto delle scuole che sarebbe possibile realizzare anche a livello micro territoriale, utilizzando i risultati dei questionari di accompagnamento sopra ricordati. Ancorare la valutazione delle scuole anche ai risultati di queste prove sembra infatti una strada obbligata. Purché naturalmente si depurino i risultati dalle condizioni di contesto.

Per fare ciò però è necessario prima definire una qualche forma di pubblicizzazione dei risultati. Non tutti i Paesi europei adottano i sistemi drastici degli anglosassoni, a base di graduatorie. Alcuni consegnano i risultati alle autorità locali (per noi le Regioni). Altri impongono che vengano pubblicizzati nella brochure della scuola. Altri ancora non ne fanno nulla, ma sono o i sistemi che non riescono a entrare in gara o quelli in cui i controlli a monte sulla qualità degli insegnanti ed il controllo sociale sono così forti da rendere superflui metodi più drastici.
In quale di queste categorie si trova la scuola italiana?



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