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SCUOLA/ Un prof: caro Ministro, dev’essere un esterno a valutare il mio lavoro

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Caro direttore,

i recenti interventi di Luisa Ribolzi e Giovanni Cominelli pubblicati su questo giornale rappresentano una sollecitazione a rendere serrato il confronto sulla valutazione dei docenti così che si trovi la soluzione più ragionevole e non succeda, come spesso nella scuola, che le cose si impongano per forza di inerzia. Con la proposta di premiare gli insegnanti più meritevoli il ministro Gelmini ha posto una questione reale. Non è adeguata la soluzione proposta, ma valorizzare il merito è una questione di vita o di morte per la scuola. Io, docente, voglio essere valutato, voglio che vengano identificate le forze e le debolezze del mio lavoro quotidiano; una valutazione seria di quello che faccio ne libererebbe tutte le potenzialità e sarebbe un bene per i miei studenti. Da anni invece accade che le logiche sindacali appesantiscono la professione docente, spesso asservendola a scopi che nulla hanno a che fare con l'educazione.

Urge trovare la strada per valorizzare realmente gli insegnanti meritevoli, molti soldi sono stati spesi invano in questi anni, è tempo di darli a chi fa qualcosa di utile in campo educativo. La sperimentazione proposta dal ministro Gelmini, se ha il pregio di aver sollevato la questione, ha però il fiato corto, rischiando di essere autoreferenziale - o con Dirigenti scolastici che premiano gli insegnanti più ligi o con collegi che valorizzano quelli più conformi al parere della maggioranza.

Identificare gli insegnanti meritevoli non è semplice ed implica più fattori, e non solo quelli immediatamente più visibili. Bisognerebbe tener conto anche del grado di soddisfazione di genitori e studenti, come del resto non sarebbe secondario poter misurare l'incidenza degli studi scolastici sul lavoro e sull'università. Che poi a far questo seriamente ci voglia una valutazione esterna è un'altra semplice verità, a condizione che sia una valutazione non quantitativa né normativa, ma una valutazione capace di cogliere le caratteristiche della professione docente. Il ministro Gelmini ha operato in modo sbrigativo, sia pure in via sperimentale, pensando che fossero sufficienti un Dirigente scolastico e due professori per identificare il merito.



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COMMENTI
16/01/2011 - l'evidenza dei fatti (Sergio Palazzi)

Mereghetti, come Israel, come altri, non fa che ribadire il nucleo centrale: uno non può essere giudice di se stesso. E anche nel caso in cui uno fosse così serio e solido dal punto di vista etico da poterlo comunque fare, quello avrebbe poco bisogno di essere valutato... Se il nostro sistema scolastico funzionasse come un cronometro e fosse mosso da una collettiva spinta interiore verso i prori scopi, non saremmo qui a parlare di queste cose, parafrasando il vecchio Clint. Che persone di buona volontà e grande serietà, vedi interventi di Ribolzi e altri, abbiano fatto i miracoli per ottenere almeno un minimo punto di partenza in un contesto ostile, va a merito della loro abilità e pazienza. Ma che il meccanismo dell'autovalutazine svolto da valutatori scelti a maggioranza dei valutati possa realmente funzionare, senza tendere a premiare i mediocri e a mettere in cattiva luce chi vuole lavorare seriamente a prescindere dal vischiume intorno, beh, ci vuole molto ottimismo a crederlo.

 
14/01/2011 - Grazie, Mereghetti (sabina moscatelli)

..in quanto docente, precaria, apprezzo moltissimo il Suo intervento che sottoscrivo appieno. Io VOGLIO essere giudicata per il lavoro che svolgo. VOGLIO che siano presi in considerazione i miei sforzi dal punto di vista didattico, il mio impegno a proporre a ogni classe un approccio su misura. Come ho letto in altri interventi della scorsa settimana e come mette nuovamente a fuoco Mereghetti, ritengo opportuno che sia un terzo indipendente, per quanto possibile, a effettuare tale valutazione e non il Preside, che, soprattutto in realtà piccole e non necessariamente per cattiva fede, potrebbe non essere il giudice più obiettivo né maggiormente qualificato.

 
14/01/2011 - Per migliorare la scuola la valutazione non basta (FRANCO BIASONI)

La scuola italiana ha molti problemi e necessita di molti cambiamenti. Proprio per questo un cambiamento solo non basta e un cambiamento inadeguato può addirittura essere dannoso. Nel caso della valutazione occorre per esempio che siano chiari i compiti della scuola altrimenti che cosa si valuta? Magari l'efficienza ma non l'efficacia. Una grande efficienza per raggiungere un obiettivo sbagliato sarebbe terribile (i lager nazisti erano efficentissimi!). Oltre a questo: una volta valutata la scuola bisognerà che qualcosa cambi se la valutazione è negativa. A chi ci si affida per il cambiamento? Alla burocrazia scolastica che ha prodotto il problema? E' inevitabile mettere a fuoco un argomento per volta ma senza che gli altri aspetti del problema vengano obliterati, altrimenti il dibattito rischia di essere fuorviato. Abolizione del valore legale del titolo di studio, governance della scuola affidata ad un organismo che goda della fiducia dei genitori, valorizzazione di tutte le risorse educative del territorio, chiamata dei dirigenti e degli inseganti da parte delle scuole, scegliendoli da una lista di abilitati. Questi sono alcuni dei principali provvedimenti la cui rivendicazione deve essere presente nel dibattito.

 
14/01/2011 - d'accordo (Giorgio Israel)

Mi permetto cortesemente di osservare che avevo suggerito proprio questa linea e avevo dato alcuni contributi problematici (alcuni reperibili in rete) ovviamente limitati ma che potevano entrare nella discussione. Sono stati liquidati senza neanche discuterli, salvo tacciarmi di essere distruttivo (di quelli che si era deciso di implementare, ovviamente). Temo che su questa faccenda della valutazione si voglia andare a testa bassa con una fiducia incrollabile nelle proprie idee, ora semplicemente proponendosi di copiare modelli esteri senza neanche verificare se hanno avuto successo, ora scoprendo l'acqua calda. Tanti auguri.

RISPOSTA:

La ringrazio prof Israel per la sua lungimiranza e per la sua passione per la scuola, i suoi contributi sono più che mai importanti, la questione è delicata e da anni ci si tenta, c'è bisogno del contributo di tutti coloro che vivono la scuola perchè non si prendano scorciatoie ma si vari un sistema di valutazione che tenga conto di tutti i fattori in gioco. E' il merito che deve essere premiato, il merito e non la meritocrazia. E il merito è l'efficacia di un metodo educativo, di una capacità di spendersi per il bene di ogni studente, mentre la meritocrazia è la dedizione all'istituzione, il darsi da fare per far funzionare il sistema. Tanto impegno oggi degli insegnanti è meritocrazia, lo fanno per rendere l'istituzione migliore, io credo solo a chi va in cattedra dando la vita per liberare le energie creative di ogni studente. Questi sono gli insegnanti che vanno valorizzati. Grazie a lei, prof. Israel, non è tempo di ritirarsi, anzi è il momento di un impegno senza quartiere per una riforma complessiva della scuola, una riforma in cui insegnanti e studenti ritrovino loro stessi. GM