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SCUOLA/ Un prof: caro Ministro, dev’essere un esterno a valutare il mio lavoro

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Speriamo che l'errore commesso non ributti indietro la questione di anni come è già successo con il concorsone di Berlinguer. Speriamolo, perché il problema è serio e necessita soluzioni ragionevoli. Per questo il ministro Gelmini, al posto di passare da Ufficio provinciale a Ufficio provinciale sperando di trovare chi aderisca alla sua sperimentazione,  dovrebbe cambiare politica. Vuole il ministro fare una sperimentazione su quale sia il miglior sistema di valutazione del lavoro dei docenti? Ebbene lo faccia, ma seriamente! Dia alle scuole che lo vogliano la possibilità di mettere in atto una procedura di valutazione dei docenti e poi ne verifichi l'efficacia con un valutatore esterno.

Vista la delicatezza e la decisività della questione,  un anno di sperimentazione reale - impegnando i docenti a pensare a soluzioni e a verificarle - potrebbe essere utile.
Un modo semplice per impegnare il mondo della scuola a risolvere i problemi che lo caratterizzano. E che si possano finalmente valorizzare gli insegnanti che lo meritano; questo sarebbe un bel passo in avanti verso una scuola che metta al centro l'educazione e la sua efficacia.
 



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COMMENTI
16/01/2011 - l'evidenza dei fatti (Sergio Palazzi)

Mereghetti, come Israel, come altri, non fa che ribadire il nucleo centrale: uno non può essere giudice di se stesso. E anche nel caso in cui uno fosse così serio e solido dal punto di vista etico da poterlo comunque fare, quello avrebbe poco bisogno di essere valutato... Se il nostro sistema scolastico funzionasse come un cronometro e fosse mosso da una collettiva spinta interiore verso i prori scopi, non saremmo qui a parlare di queste cose, parafrasando il vecchio Clint. Che persone di buona volontà e grande serietà, vedi interventi di Ribolzi e altri, abbiano fatto i miracoli per ottenere almeno un minimo punto di partenza in un contesto ostile, va a merito della loro abilità e pazienza. Ma che il meccanismo dell'autovalutazine svolto da valutatori scelti a maggioranza dei valutati possa realmente funzionare, senza tendere a premiare i mediocri e a mettere in cattiva luce chi vuole lavorare seriamente a prescindere dal vischiume intorno, beh, ci vuole molto ottimismo a crederlo.

 
14/01/2011 - Grazie, Mereghetti (sabina moscatelli)

..in quanto docente, precaria, apprezzo moltissimo il Suo intervento che sottoscrivo appieno. Io VOGLIO essere giudicata per il lavoro che svolgo. VOGLIO che siano presi in considerazione i miei sforzi dal punto di vista didattico, il mio impegno a proporre a ogni classe un approccio su misura. Come ho letto in altri interventi della scorsa settimana e come mette nuovamente a fuoco Mereghetti, ritengo opportuno che sia un terzo indipendente, per quanto possibile, a effettuare tale valutazione e non il Preside, che, soprattutto in realtà piccole e non necessariamente per cattiva fede, potrebbe non essere il giudice più obiettivo né maggiormente qualificato.

 
14/01/2011 - Per migliorare la scuola la valutazione non basta (FRANCO BIASONI)

La scuola italiana ha molti problemi e necessita di molti cambiamenti. Proprio per questo un cambiamento solo non basta e un cambiamento inadeguato può addirittura essere dannoso. Nel caso della valutazione occorre per esempio che siano chiari i compiti della scuola altrimenti che cosa si valuta? Magari l'efficienza ma non l'efficacia. Una grande efficienza per raggiungere un obiettivo sbagliato sarebbe terribile (i lager nazisti erano efficentissimi!). Oltre a questo: una volta valutata la scuola bisognerà che qualcosa cambi se la valutazione è negativa. A chi ci si affida per il cambiamento? Alla burocrazia scolastica che ha prodotto il problema? E' inevitabile mettere a fuoco un argomento per volta ma senza che gli altri aspetti del problema vengano obliterati, altrimenti il dibattito rischia di essere fuorviato. Abolizione del valore legale del titolo di studio, governance della scuola affidata ad un organismo che goda della fiducia dei genitori, valorizzazione di tutte le risorse educative del territorio, chiamata dei dirigenti e degli inseganti da parte delle scuole, scegliendoli da una lista di abilitati. Questi sono alcuni dei principali provvedimenti la cui rivendicazione deve essere presente nel dibattito.

 
14/01/2011 - d'accordo (Giorgio Israel)

Mi permetto cortesemente di osservare che avevo suggerito proprio questa linea e avevo dato alcuni contributi problematici (alcuni reperibili in rete) ovviamente limitati ma che potevano entrare nella discussione. Sono stati liquidati senza neanche discuterli, salvo tacciarmi di essere distruttivo (di quelli che si era deciso di implementare, ovviamente). Temo che su questa faccenda della valutazione si voglia andare a testa bassa con una fiducia incrollabile nelle proprie idee, ora semplicemente proponendosi di copiare modelli esteri senza neanche verificare se hanno avuto successo, ora scoprendo l'acqua calda. Tanti auguri.

RISPOSTA:

La ringrazio prof Israel per la sua lungimiranza e per la sua passione per la scuola, i suoi contributi sono più che mai importanti, la questione è delicata e da anni ci si tenta, c'è bisogno del contributo di tutti coloro che vivono la scuola perchè non si prendano scorciatoie ma si vari un sistema di valutazione che tenga conto di tutti i fattori in gioco. E' il merito che deve essere premiato, il merito e non la meritocrazia. E il merito è l'efficacia di un metodo educativo, di una capacità di spendersi per il bene di ogni studente, mentre la meritocrazia è la dedizione all'istituzione, il darsi da fare per far funzionare il sistema. Tanto impegno oggi degli insegnanti è meritocrazia, lo fanno per rendere l'istituzione migliore, io credo solo a chi va in cattedra dando la vita per liberare le energie creative di ogni studente. Questi sono gli insegnanti che vanno valorizzati. Grazie a lei, prof. Israel, non è tempo di ritirarsi, anzi è il momento di un impegno senza quartiere per una riforma complessiva della scuola, una riforma in cui insegnanti e studenti ritrovino loro stessi. GM