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EDUCAZIONE/ Quei figli sbranati dall’ideologia della "madre tigre"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Indignazione o consenso. La questione delle “madri tigri” - rigidissimi metodi educativi cinesi volti ad ottenere prestazioni eccellenti dai più giovani - sollevata da un articolo di Amy Chua sul Wall Street Journal e ampiamente raccolta dal web e dalla stampa internazionale, rischia di fermarsi a giudizi emotivi, improntati spesso al vissuto personale coi propri genitori o figli. L’alternativa educativa che sembra emergere inevitabile è fra permissivismo e rigore, fra una linea soft in cui tutto è permesso con inevitabile produzione di smidollati e una linea dura fatta di disciplina e severità volta alla formazione di piccoli geni destinati al successo sociale. Si tratta però di due presunte alternative che in realtà rappresentano solo facce opposte di una stessa medaglia in cui il primato va sempre alla regola. Per affermarne con forza o negarne radicalmente il valore, fa poca differenza.

Il primato deve invece restare, o forse dovremmo dire tornare, al rapporto, e alla forma che questo assume nei grandi, fra loro stessi e con i minori. Il concetto in sé di “madre tigre” (il saggio della professoressa di Yale Amy Chua si intitola proprio Inno di battaglia della madre tigre) isola e congela chiaramente uno dei genitori all’interno di un rapporto educativo esclusivo, e come tale morboso, col figlio. Sancisce la costituzione di un inopportuno asse a due che confonde i piani e i pensieri, quindi le azioni. Misconosce soprattutto il fatto che il bambino è sempre rapporto con un rapporto. La centralità non va tanto a lui, e a ciò che dovrebbe diventare secondo schemi precostituiti, ma al rapporto fra quell’uomo e quella donna che lui nomina padre e madre: quei due che si sono scelti per stare bene insieme e a cui è accaduto di aver generato un figlio. Che è già un successo per il fatto di essere successo.



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COMMENTI
16/01/2011 - Fine o mezzi? (Antonella Colombo)

Avevo letto l'articolo su quella madre cinese che usava qualunque mezzo per fare delle figlie nient'altro che dei geni della musica... e dico nient'altro. Quello che mi ha sconvolto non sono i mezzi usati (a parte la somiglianza con il racconto di Stephen King: "Quitters Inc.", nella raccolta "A volte ritornano", vale la pena andarlo a vedere). Quello che mi sta stretto sono i fini. Perché tutti si scandalizzano degli urli, delle minacce di castigo, degli insulti. Ma il punto é il fine: dopo tutto, dalla tua vita vuoi solo avere una figlia genio della musica? Ssono d'accordo con l'autore sulla proiezione insana dei propri desideri. Ma soprattutto penso a quella ragazza, che domani potrebbe (Dio non voglia, ma spesso usa di queste cose) ammalarsi di SLA, o di Alzheimer... sua madre non la amerebbe piú? Le tornerebbe a dare della lavativa perché non riesce a camminare? É vero che il cuore dell'uomo desidera l'infinito e la testa spesso non lo sa riconoscere! Spero per loro che scoprano qualcosa di piú grande, anche perché la musica, suonata alla perfezione ma senza il cuore...

 
15/01/2011 - Repetita iuvant: a ciascuno il proprio compito! (Anna Di Gennaro)

Come non condividere. Lo diceva S. Ambrogio: "L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa... Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno... Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani di slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi: non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che mano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura... il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene cche ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene".