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EDUCAZIONE/ Quei figli sbranati dall’ideologia della "madre tigre"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Anche nel caso in cui uno dei due genitori manchi, per scelta o per destino, resta l’evidenza che per essere nato un bimbo ha comunque avuto bisogno del contributo di entrambi. Così come è chiaro che per diventare grande non ne basterà mai uno solo, ma ci sarà bisogno di altri padri e altre madri, veramente tali senza bisogno di essere biologici. Crescere bene richiede l’introduzione alla realtà via un rapporto, mai esclusivo e soffocante, piuttosto facilitante il pensiero di convenienza dell’altro. Occorre avere accesso al pensiero che il bene non si autogenera, ma arriva sempre da un altro.
La madre tigre, se da una parte spaventa perché capace di sbranare (ma chi potrebbe poi davvero desiderare di vivere con una tigre in casa?), dall’altra intristisce per la volontaria solitudine cui condanna se stessa: frustrata nelle aspettative e nei desideri cerca un risarcimento nel successo del figlio. Potremmo dire che il suo desiderio è andato in esilio nel figlio, affidandogli il compito impossibile di realizzare il sogno di un altro.

“Non desiderate per loro i vostri desideri” invitava S. Ambrogio nel IV secolo rivolgendosi ai genitori. Aveva già colto, senza aver mai visto un computer, il rischio di programmare i figli considerandoli puri hardware in cui caricare a forza quei software ritenuti necessari per le funzioni future, da svolgere con perizia ed eccellenza.
Grazie a Dio i bambini non sono né macchine da programmare né cuccioli da addestrare, sono soggetti da subito pensanti, alla ricerca del loro star bene, mai disgiunto da quello degli altri. Tuttavia sono anche ingenui, ossia vulnerabili rispetto agli attacchi dei grandi pensati sempre come benefici, soprattutto quelli più vicini. Stiamo allora attenti a non tradire la loro fiducia. Da grandi diventerebbero delle tigri. A loro volta.



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COMMENTI
16/01/2011 - Fine o mezzi? (Antonella Colombo)

Avevo letto l'articolo su quella madre cinese che usava qualunque mezzo per fare delle figlie nient'altro che dei geni della musica... e dico nient'altro. Quello che mi ha sconvolto non sono i mezzi usati (a parte la somiglianza con il racconto di Stephen King: "Quitters Inc.", nella raccolta "A volte ritornano", vale la pena andarlo a vedere). Quello che mi sta stretto sono i fini. Perché tutti si scandalizzano degli urli, delle minacce di castigo, degli insulti. Ma il punto é il fine: dopo tutto, dalla tua vita vuoi solo avere una figlia genio della musica? Ssono d'accordo con l'autore sulla proiezione insana dei propri desideri. Ma soprattutto penso a quella ragazza, che domani potrebbe (Dio non voglia, ma spesso usa di queste cose) ammalarsi di SLA, o di Alzheimer... sua madre non la amerebbe piú? Le tornerebbe a dare della lavativa perché non riesce a camminare? É vero che il cuore dell'uomo desidera l'infinito e la testa spesso non lo sa riconoscere! Spero per loro che scoprano qualcosa di piú grande, anche perché la musica, suonata alla perfezione ma senza il cuore...

 
15/01/2011 - Repetita iuvant: a ciascuno il proprio compito! (Anna Di Gennaro)

Come non condividere. Lo diceva S. Ambrogio: "L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa... Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno... Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani di slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi: non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che mano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura... il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene cche ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene".