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EDUCAZIONE/ Chiosso: invece di "taroccare" il modello cinese, ispiriamoci alla realtà

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Educare significa introdurre alla realtà  Educare significa introdurre alla realtà

Il rigore fine a se stesso è una sciocchezza, non c’è nessun motivo per elevarlo a regola suprema dell’educazione. Spesso a scuola c’è l’idea che gli insegnanti più bravi siano quelli più severi, ma io non la penso così. Il rigore va sempre commisurato ai vincoli con cui ci dobbiamo confrontare. Quando camminiamo in alta montagna, il rigore di guardare bene dove mettiamo i piedi è la garanzia della nostra salvezza. In altre situazioni possiamo camminare in maniera più libera e rilassata. Il rigore quindi è una componente dell’educazione, ma quella principale è la cura per i figli, l’attenzione emotivo che abbiamo per loro.


La «mamma tigre» cinese elogia il valore del risultato da raggiungere a costo di ogni sacrificio. Che cosa ne pensa?


L'abitudine allo sforzo è un aspetto fondamentale di qualunque educazione. L’uomo se può evita gli sforzi, ma la vita ci pone di fronte alla necessità di compierli. Ma d’altra parte non sono d’accordo sul fatto che dobbiamo compiere ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Intanto bisogna vedere chi stabilisce questi obiettivi, e inoltre se adulto li individua in rapporto ai suoi desideri o al bene del figlio. E’ un punto molto delicato. Per esempio, se noi poniamo ai figli degli obiettivi eccessivamente complessi, alzando sempre di più l’asticella, possiamo anche creare frustrazione, delusione, indurre una bassa stima di sé. Va quindi tenuto conto della giusta dimensione del bambino dentro la realtà nella quale si pone.

 

E in che modo un adulto può riuscire a privilegiare il bene del figlio rispetto a un’idea che si è fatto lui?

 

 



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COMMENTI
18/01/2011 - Interessante, molto interessante! (Gianni MEREGHETTI)

Interessanti le osservazioni del prof. Chiosso in riferimento alla centralità della realtà nell'educazione. Le fa in rapporto ad una supposta sindrome cinese e smonta la vecchia diatriba tra autoritarismo e permissivismo, che ha tanto condizionato il mondo delle famiglie e quello della scuola in questi decenni. Chiosso rilancia con forza quella che è stata l'intuizione di don Giussani negli anni '50 e che viene riportata in uno dei testi più significativi della pedagogia del Novecento, e non solo, "Il riscio educativo". L'intuizione è semplice, ed è che è la realtà ad educare, la realtà con tutta la sua positività, con tutta la sua capacità di attrarre il cuore a ciò che vi corrisponde. Per questo ha ragione Chiosso, il problema vero non è se un educatore debba essere permissivo o autoritario, ma se parte dalla sua immagine di bene o se parte dalla realtà. E' la certezza che la realtà non tradisce mai, che risponde alle esigenze del cuore, è questa certezza che rende l'educatore compagno vero di ogni ragazzo o ragazza, compagno della sua avventura all'attacco del destino. Educare non è introdurre l'altro all'immagine che un educatore ha del suo bene, come molti genitori e insegnanti fanno in buona fede, educare è sostenere il rapporto che ognuno rischia con il reale, è scommettere su questa libertà.

 
17/01/2011 - L'avvenimento dell'educazione (Angelo Lucio Rossi)

L'educazione è un avvenimento. E' interessante per l'esperienza di ognuno di noi avere davanti la sottolineatura del prof. Chiosso: "La vera alternativa non è tra rigore e permissivismo, ma tra educazione che introduca alla realtà e una che al contrario è ideologica". Torna la realtà dopo anni di confusione. Torna l'educazione come avvenimento per rispondere all'emergenza educativa. "La realtà infatti è il migliore disintossicante dell'ideologia". Se oggi è in crisi il nesso con il reale, non un aspetto di esso, possiamo subito renderci conto di qual è la portata della crisi. L'educazione non riguarda solo un sistema di regole di comportamento, ma il senso stesso dell'esistenza e della realtà. Pensavamo di potere ridurre l'educazione alla trasmissione di conoscenze, di dati, ma questo non è bastato e non basta più per appassionare i ragazzi. Nelle nostre scuole occorre un nuovo inizio. C'è bisogno di rimettere in movimento l'io di ognuno dentro una storia e una tradizione consapevolmente accettata. Rimettere in moto l'io e il suo cuore partendo dall'esperienza e dalla realtà.