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SCUOLA/ 3 condizioni per insegnare in libertà

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Verrà un giorno (per citare Fra Cristoforo) in cui svuotate le graduatorie (in alcune regioni sta già accadendo per alcune classi di concorso) e assorbito in qualche modo il precariato storico si accederà al posto di insegnamento mediante forme di reclutamento e di assunzione differenziate sulla base del tipo di gestione dell’istituto che chiama.

 

A questo punto sarà necessario far valere, da parte del docente, il proprio portfolio o curriculum vitae, compreso il titolo abilitante e, da parte di chi assume, sia esso il sistema statale o regionale o paritario, il piano dell’offerta formativa per il quale si chiede di svolgere un determinato compito.

 

Tenuto conto di questo insieme di particolari, dove istanze significative si affacciano e le lentezze burocratiche sempre incombono, si può pensare anche di aprire per i docenti una nuova fase concorsuale (potrebbe servire ad alleggerire le graduatorie permanenti) che, poste le forme tradizionali di selezione, apra in misura significativa anche a forme di chiamata diretta da parte delle scuole nella distribuzione del personale sui posti liberi.

 

Sarebbe consigliabile tuttavia che questa eventualità non si sovrapponesse, rendendolo vano, all’avvio del nuovo percorso abilitante che interesserà appunto laureati privi del titolo utile ad esercitare la docenza, visto che presenta tutte le caratteristiche di un “concorso abilitante”; in alternativa, si potrebbe configurare una sorta di “doppio binario” che contemperi sia le esigenze di stabilizzazione dei vecchi abilitati, sia quelle dei prossimi nuovi abilitati in uscita dalla nuova e diversa formazione del TFA. Il frutto del lavoro di questi ultimi tempi è che il TFA si profila come unico dispositivo abilitante, proprio per il suo spessore esperienziale oltre che disciplinare.

 

In questa ottica sarà possibile muoversi con flessibilità e avvertenza di tutti i fattori in gioco nella scuola e con attenzione a chi vuole accingersi ad entrarvi carico di una motivazione che non deve essere delusa.



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