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SCUOLA/ Lodolo D’Oria: 4 cose da fare per insegnare senza dire addio alla salute

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Questi sono i casi più gravi e la prima cosa da fare è essere in grado di individuarli. Per questo dico che la preparazione del dirigente deve essere condotta su questi casi, perché queste persone non si presenteranno nemmeno all’accertamento medico richiesto d’ufficio.

Diesse Lombardia ha aperto lo sportello Io ti ascolto, di cui lei è referente scientifico, per venire incontro ai docenti in difficoltà. Che ruolo può svolgere quest’iniziativa nel quadro della prevenzione delle patologie da Slc?

È un inizio in questo campo, anche se è una goccia nell’oceano. È un inizio soprattutto per coloro che percepiscono il disagio e vogliono reagire. È la prima volta a livello nazionale e per questo lascia ben sperare. Allo sportello possono rivolgersi coloro che hanno una coscienza del proprio disagio, non lo faranno invece quei casi più gravi per cui sono chiamato normalmente dai dirigenti scolastici, cioè gli insegnanti con problemi di psicosi. Questi non sono risolti e purtroppo c’è un’incapacità totale dei dirigenti a gestirli.

Molti dirigenti scolastici, in presenza di fatti gravi documentati sempre più spesso dalle cronache, ricorrono alle sanzioni. Che ne pensa?

È sbagliato e su questo c’è tanta confusione, perché in presenza di un problema di tipo medico - ma si tratta, ripeto, si saperlo individuare come tale: questo è il punto - non possiamo trattarlo con le sanzioni. È il collegio medico di verifica che se ne deve occupare e prendere i provvedimenti del caso. Se anche per i professionisti della scuola è così forte il rischio di scivolare dal piano medico a quello disciplinare, che diventa inevitabilmente legale e penale, pensiamo quanto è facile per l’opinione pubblica... Ho visto curricula pieni di trasferimenti per incompatibilità ambientale; questi trasferimenti andrebbero aboliti, perché non si può trasferire una persona che sta male. Di solito “sotto” un trasferimento c’è sempre una diagnosi medica.

Qual è il punto debole della formazione degli insegnanti?
 



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COMMENTI
07/03/2012 - Il futuro che verrà (chiara gentili)

Oggi gli insegnanti, generalmente, tendono a nascondere il forte disagio che provano per vergogna, mentre a vergognarsi dovrebbero essere altri, coloro che hanno ridotto la scuola e i docenti nello stato attuale. Lo stato dovrebbe risarcire coloro che si ammalano di burnout e non cacciarli a pedate (leggere "licenziamento") come temo avverrà tra non molto. Mi chiedo: cosa si verificherà quando in una classe prima della primaria, magari composta da 28 alunni, opereranno i bisnonni 67...68enni dei bambini? Alcuni docenti, a quella "bella" età, oltre al burnout, avranno anche l'alzheimer e allora ne vedremmo delle belle. Sarò una pessimista incallita, ma il futuro delle vecchie e soprattutto nuove generazioni non è affatto roseo.

 
07/03/2012 - X Gianni Mereghetti (chiara gentili)

Evidentemente sei uno di quelli con alle spalle pochi anni d'insegnamento oppure sei scapolo (quindi senza altri impegni se non quello lavorativo) e sei stato fortunato a trovare un ambiente accogliente. In che regione e in quale grado di scuola operi? Secondo il mio modestissimo parere la scuola oggi somiglia più a un manicomio o a un porto di mare che a una istituzione preposta a formare gli alunni. I ragazzi, e le relative famiglie da cui provengono, sono perlopiù privi del minimo senso del rispetto verso le persone e le cose. Non hanno alcuna voglia d' impegnarsi e pretendono che tutto gli venga calato magicamente dall'alto, senza alcuno sforzo. Si è arrivati addirittura a questo punto: i genitori, con estrema sfacciataggine, arrivano a chiedere ai docenti di concordare i voti dei figli persino alla primaria. Non parliamo poi dell' arrivo continuo (a un terzo, a metà o a fine anno) di stranieri che vengono letteralmente scaraventati in classe completamente privi di un minimo di vocabolario linguistico. Potrei continuare a elencare un'infinità di altri disagi a cui gli insegnanti di oggi sono sottoposti, ma sto finendo il numero dei caratteri disponibili. Concludo dicendo che io, con 35 anni di servizio alle spalle, sono allo stremo e non nascondo di provare una grande invidia per il tuo ottimismo.

 
12/07/2011 - Applicare la legge (Luglio Luglio)

Applicare la legge ed espellere lo studente delinquente! La legge sull'espulsione non é mai stata abrogata, ma nessun preside la applica, perché teme di perdere un solo iscritto. Meglio rovinare un prof, tanto le graduatorie sono piene! E' come se si ritenesse normale la rapina in banca: non chiamiamo le forze dell'ordine! Mandiamo gli impiegati dallo psichiatra e lasciamo campo libero ai rapinatori, affinché possano compiere almeno una rapina quotidianamente! Ma vi rendete conto di come si é ridotta la scuola?! Lasciamo che gli studenti si comportino da delinquenti e avviamo il business degli psichiatri esperti in burnout da insegnamento.

 
30/01/2011 - Sollecitazione (GIUSEPPINA ribaudo)

Egregio Dr. Lodolo D'Oria, volevo esprimere la mia opinione rispetto alla Sua intervista: da un lato è rassicurante il fatto di sensibilizzare i dirigenti scolastici riguardo ai problemi del burnout, documentandoli poi necessariamente per legge, ma sarebbe utile sollecitare anche gli insegnanti a riconoscersi davanti ai momenti di difficoltà che possono incontrare. Rendendo la situazione riconoscibile e quindi "normale", si eviterebbero fenomeni di stigmatizzazione degli insegnanti da parte di tutti (persone all'interno e all'esterno della scuola) e si potrebbero "salvare" in tempo prima dell'epilogo psichiatrico. Quindi ha tutto il mio augurio di incoraggiamento per lo Sportello "Io ti ascolto" che si propone di "stare vicino" agli insegnanti che vogliono confrontarsi in situazioni di "ordinaria" difficoltà.

 
19/01/2011 - La scuola mi sta guarendo (Gianni MEREGHETTI)

Forse non è proprio in tema rispetto alle osservazioni di Lodolo D'Oria, ma faccio ugualmente la mia di osservazione. A me sta succedendo il contrario di quanto soffrono tanti insegnanti, a me sta succedendo che andare a scuola mi sta guarendo! Sì ho subito una emorragia cerebrale e questo mi ha tenuto lontano per mesi dalla scuola: le conseguenze che ho subito non sono state tanto gravi, vedo ancora doppio e ho continui dolori nelle braccia, mi rimane addosso un po' di stanchezza e sono un po' lento a memorizzare e a parlare, ma nel complesso sono tornato in salute e a settembre ho ricominciato a insegnare. Non sapevo se sarei riuscito a farcela, non lo so tutt'ora, una cosa però la so, che questi mesi di vita in classe, di rapporto con i colleghi e con gli studenti mi sta aiutando a guarire. L'affetto dei miei studenti, l'attenzione dei miei colleghi, la sfida quotidiana dell'ora di lezione sono una medicina eccezionale, è la realtà che mi rigenera, che ricostruisce la mia umanità ferita. Sono grato alla scuola perchè mi sta dando tanto, mi sta ridando quell'equilibrio umano che la malattia aveva scosso. E' la mia esperienza a dire questo, a dire che la scuola non è solo una fonte di disagio, anzi in un caso come il mio la scuola è una occasione tutta positiva, è l'occasione per il mio di ricostituirsi.