BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Lo scrittore: che fine ha fatto nei ragazzi il piacere della lettura?

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

How to raise boys who read. Così titola un recente e interessante articolo del Wall Street Journal. La questione è di quelle grosse e sembra davvero universale: come far leggere i ragazzi, in particolare i maschi. Se la questione è grossa la soluzione più spesso perseguita è grossier per dirla alla francese; si parla infatti dei gross-out books. L’articolo americano sottolinea come in effetti gli scaffali si siano riempiti di libri che gli editori hanno creduto poter interessare ai ragazzi per il solo fatto di essere pieni di riferimenti a parti del corpo così come alle sue funzioni più elementari. Tra mutande e loro capitani e gas vari pare che un libro per attrarre i giovani uomini debba essere per forza lutulento e grossolano. In alternativa si pensano (e si vendono) quei libri che non chiedono di essere letti, libri-oggetto solamente da possedere, accattivanti nelle copertine e nei titoli, indipendentemente dal loro contenuto. Libri seriali da collezione.

Col crescere dell’età sembra che debbano poi necessariamente farsi strada argomenti più pruriginosi con una malizia più o meno dichiarata a soddisfare curiosità sempre più difficili da appagare. Il linguaggio diventa slang, si impoverisce e si fa triviale.
L’esito è sotto gli occhi di tutti: i giovani leggono poco e chi legge è per lo più femmina.

La questione mi interpella particolarmente come scrittore, soprattutto per ragazzi. La prima domanda che infatti mi pongo quando una bella storia mi incontra e mi chiede di essere raccontata è: per chi la scrivo? Non si tratta solo di una questione tecnica: il formato del libro, il numero delle battute, la presenza di illustrazioni. No, si tratta di pensare lingua, contenuto e forma per chi volterà le pagine.

Ogni volta che scriviamo un libro per i giovani, ma anche ogni volta che lo scegliamo magari per regalarlo o solo per proporlo, non dobbiamo mai sottostimare, anzi disistimare il pensiero dei ragazzi. Non dobbiamo fare innanzitutto noi l’errore di abbassare il tiro, di vederli come un branco di brufolosi preda degli ormoni e di presunti istinti proponendo stereotipi più o meno moderni.

Scrivere per loro, soprattutto scrivere qualcosa che possa piacere e interessarli, significa saper cogliere i desideri e le domande di cui sono portatori e rappresentarle all’interno di una storia credibile, non necessariamente verosimile.
 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
20/01/2011 - Quali sono le nostre responsabilità? (Angelo Lucio Rossi)

Che fine ha fatto negli scrittori la passione di scrivere per cogliere i desideri e le domande di cui sono portatori i ragazzi? Che fine ha fatto negli insegnanti il piacere di proporre la lettura come avventura entusiasmante per i ragazzi? Che fine hanno fatto i dirigenti scolastici che non investono più sulla biblioteche come luoghi significativi? Tutti abbiamo una responsabilità educativa. Si tratta di ripartire."E' verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che mi aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo di una pagina bianca" (I. Calvino, Il cavaliere inesistente). E' per essere introdotti sempre di più nella realtà che leggiamo e facciamo leggere i ragazzi. E' importante raccontarci dei tentativi in atto che non rientrano nel solito "progettificio". Nella nostra scuola abbiamo abbattuto un muro per allargare la biblioteca e renderla più grande e bella. Da più di un anno c'è un appuntamento quindicinale con gli scrittori. Fuori dall'orario scolastico, con il "Progetto Icaro" gli studenti si ritrovano a leggere insieme dei romanzi in biblioteca. Piccoli passi per rimettere al centro il piacere di leggere.

 
20/01/2011 - educare alla lettura (Rosanna Colella)

Che fine ha fatto il piacere di leggere?, si chiede l'autore dell'articolo. Il fatto di essere anche scrittore per bambini penso che lo preoccupi doppiamente. Io voglio fare un passo indietro e chiedere: che fine ha fatto il piacere di leggere a voce alta ai bambini da parte di genitori e insegnanti? Da madre di tre figlie e da insegnante di scuola primaria per 27 anni, ritengo che il vero problema sia proprio qui. I bambini cominciano ad amare la lettura quasi per osmosi, direi; prima di tutto se c'è qualcuno che leggendo per loro trasmette una passione per la lingua scritta e per una storia. In secondo piano passano, ovviamente,anche le scelte dei testi da leggere: è importante che siano avvincenti senza esagerare nel lessico ultramoderno, nelle vicende sempre più originali e nella grafica che "sfonda" il testo. Ai bambini piace ancora ascoltare Pinocchio di Collodi (lo assicuro per esperienza personale) e le fiabe e i libri di Lodi e tanti altri... Se imparano ad ascoltare veramente, cominceranno a desiderare di leggere da soli i libri. Compito degli scrittori sarà quello di scrivere storie che sappiano parlare ai desideri del loro cuore.