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SCUOLA/ Lo scrittore: che fine ha fatto nei ragazzi il piacere della lettura?

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Ciò che infatti permette la necessaria identificazione del lettore è ritrovare tratti di sé nei temporanei compagni di carta. Sarà vedere come riescono ad affrontare le situazioni e risolvere questioni personali che offrirà spunti di pensiero, farà sentire meno soli, proponendo possibili soluzioni che altrimenti non verrebbero in mente.

Scrivere per ragazzi richiede innanzitutto stima per i loro desideri e le loro questioni individuali, senza tabù e pregiudizi, con leggerezza piuttosto, e sguardo innocente. Non credo esistano argomenti proibiti; si può parlare di tutto, ma con misura, curando il linguaggio e la forma. Occorre quindi avere l’accortezza di scrivere di dolore senza per questo addolorare, di male senza per questo ammalare, di tentazioni senza per questo indurre in tentazione, di scandali senza per questo scandalizzare. Eppur sempre mantenendo quel giusto livello di coinvolgimento necessario per una adeguata tensione narrativa. Il discrimine è sottile, la potenza della parola e l’intensità delle situazioni che creiamo sulla pagina hanno un effetto grandemente evocativo e suggestivo. Chi scrive deve sempre averlo presente per non incorrere nel rischio, volontario o inconscio, di suggerire ai più giovani strade inopportune in quanto diseconomiche per il soggetto.

È vero anche che d’altra parte il rischio pedagogico è sempre in agguato e che niente più di questo risulta capace di allontanare i ragazzi dalla narrativa. I ragazzi sanno distinguere una storia narrata con piacere e gusto da un’altra costruita a tavolino per un puro intento educativo; e da questa scappano a gambe levate.

Ha ancora senso scrivere libri per ragazzi? Come la mettiamo con la potente concorrenza dei videogiochi, dei mezzi multimediali, dell’interattività spinta? Credo che tutto ciò non rappresenti una scusante per cessare di scrivere e proporre libri, occorre piuttosto rientrare dalla logica di fare concessioni. In contenuto e stile. I ragazzi sanno ancora appassionarsi, commuoversi e meditare, ma devono incontrare testi degni della grandezza del loro pensiero, anche nella loro leggerezza. Ossia libri che non siano una zavorra, ma un entusiasmante fattore di rilancio dell’esperienza.
 



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COMMENTI
20/01/2011 - Quali sono le nostre responsabilità? (Angelo Lucio Rossi)

Che fine ha fatto negli scrittori la passione di scrivere per cogliere i desideri e le domande di cui sono portatori i ragazzi? Che fine ha fatto negli insegnanti il piacere di proporre la lettura come avventura entusiasmante per i ragazzi? Che fine hanno fatto i dirigenti scolastici che non investono più sulla biblioteche come luoghi significativi? Tutti abbiamo una responsabilità educativa. Si tratta di ripartire."E' verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che mi aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo di una pagina bianca" (I. Calvino, Il cavaliere inesistente). E' per essere introdotti sempre di più nella realtà che leggiamo e facciamo leggere i ragazzi. E' importante raccontarci dei tentativi in atto che non rientrano nel solito "progettificio". Nella nostra scuola abbiamo abbattuto un muro per allargare la biblioteca e renderla più grande e bella. Da più di un anno c'è un appuntamento quindicinale con gli scrittori. Fuori dall'orario scolastico, con il "Progetto Icaro" gli studenti si ritrovano a leggere insieme dei romanzi in biblioteca. Piccoli passi per rimettere al centro il piacere di leggere.

 
20/01/2011 - educare alla lettura (Rosanna Colella)

Che fine ha fatto il piacere di leggere?, si chiede l'autore dell'articolo. Il fatto di essere anche scrittore per bambini penso che lo preoccupi doppiamente. Io voglio fare un passo indietro e chiedere: che fine ha fatto il piacere di leggere a voce alta ai bambini da parte di genitori e insegnanti? Da madre di tre figlie e da insegnante di scuola primaria per 27 anni, ritengo che il vero problema sia proprio qui. I bambini cominciano ad amare la lettura quasi per osmosi, direi; prima di tutto se c'è qualcuno che leggendo per loro trasmette una passione per la lingua scritta e per una storia. In secondo piano passano, ovviamente,anche le scelte dei testi da leggere: è importante che siano avvincenti senza esagerare nel lessico ultramoderno, nelle vicende sempre più originali e nella grafica che "sfonda" il testo. Ai bambini piace ancora ascoltare Pinocchio di Collodi (lo assicuro per esperienza personale) e le fiabe e i libri di Lodi e tanti altri... Se imparano ad ascoltare veramente, cominceranno a desiderare di leggere da soli i libri. Compito degli scrittori sarà quello di scrivere storie che sappiano parlare ai desideri del loro cuore.