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SCUOLA/ Chiosso: cosa c'entrano libertà e autorità col risultato in classe?

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Compito in classe  Compito in classe


Nel suo denso e piacevole saggio Nuvoli chiarisce in modo esemplare il senso da attribuire alla parola libertà. Essa viene presentata come la manifestazione più alta dell’“umano”, ma a condizione - come scrive - che la libertà di “realizzare se stessi” non pretenda di fare a meno del “nostro limite ontologico”. Quando questo accade la libertà si perde nel sogno irreale, nell’incapacità di vivere e di misurarsi con la realtà, fino al punto da disprezzarla o odiarla perché ostacola i nostri desideri. In questi casi l’esito è quello dell’inquietudine esistenziale, come se si fosse perso il contatto con qualcosa di vitale.  
    Perché la “libertà di essere” si possa realizzare nell’esperienza quotidiana c’è bisogno di adulti capaci di amare, di occuparsi in modo continuo dei rispettivi figli e allievi, di destinare il loro tempo a loro, in una parola adulti capaci di essere educatori autentici, appassionati e credibili: soltanto la passione educativa e la credibilità dell’educatore e la sua coerenza (non le cose che dice, ma le cose che fa) rappresentano garanzie affidabili.

Nuvoli non propone ricette semplici da applicare: suggerisce piuttosto al mondo degli educatori di interrogarsi a quali condizioni essi possono effettivamente aiutare allievi e figli a conquistare la pienezza della vita adulta.
    In una profetica pagina scritta circa mezzo secolo fa Hannah Arendt così individuava una delle ragioni della crisi dell’educazione contemporanea: la diffusa convinzione che esista “un mondo di bambini e una società di bambini autonomi da lasciare all’autogoverno dei bambini stessi: gli adulti non dovrebbero occuparsene se non nel consentire di fare come i bambini vogliono e mettere in atto iniziative per evitare il peggio”.

L’autorità della libertà, proposta da Nuvoli come l’itinerario per l’educazione virtuosa ancora capace di parlare ai giovani del nostro tempo va in una direzione esattamente opposta: è la libertà che sa fare i conti con la realtà, la libertà che non si libra nel vuoto del sogno o dell’irrealtà, la libertà che si esprime sempre in funzione del compimento del soggetto, della sua felicità, della suo misurarsi con la verità. E’ precisamente attraverso questa via che si può battere quel relativismo educativo che, a giudizio di molti, costituisce la ragione prima della crisi dell’educazione del nostro tempo.
Ci sono tanti modi per concorrere a restituire all’idea di educazione il ruolo che le spetta anche in un mondo nel quale qualche volta sembra che stiano venendo meno tutte le certezze. Uno di questi è di affidarsi a letture utili, come nel caso del volume di Nuvoli, per chiarire concetti, orientare opinioni, promuovere iniziative. Il messaggio del volume è promettente: l’educazione (quando è davvero buona educazione) si annoda sempre alla fiducia che non cessa di sperare nell’uomo.
   



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COMMENTI
21/01/2011 - Il cuore dell'educazione (Angelo Lucio Rossi)

Essere rilanciati sul cuore della questione educativa è sempre una gioia. Questo riaccade ogni volta con Chiosso. La libertà si rimette in moto incontrando un maestro. Senza autorità e senza un maestro si cresce alla mercé del potere. Per questo esiste un rapporto profondo tra autorità e libertà. Senza autorità non c'è proposta. Un rapporto autorevole aiuta l'io di ognuno ad entrare nella totalità della realtà. Per questo c'è bisogno di adulti appassionati. Non si può educare se non rivolgendosi alla libertà dei nostri alunni che li definisce. E la libertà coincide con ciò a cui si deve educare. Quando si muove la libertà diventa creatività e creazione dal basso. Questa è l'esperienza che vivo tutti i giorni nella mia scuola. La libertà rimette in moto l'io di ogni alunno appassionandolo anche al risultato in classe. La libertà rimette in moto l'io. Questo è l'avvenimento. "La verità sta solo - dice Werfel - nella potenza di un avvenimento e non nelle grida dei pensatori".

 
21/01/2011 - E' la questione centrale dell'educazione (Gianni MEREGHETTI)

Mi ha molto colpito l'articolo del prof. Chiosso in relazione al volume di Felice Nuvoli. Chiosso pone a seguito del testo di Nuvoli la questione decisiva dell'educazione, di ogni educazione: come educare alla libertà? Oggi della libertà si ha paura, e la si relativizza o la si contiene, per cui tutto il compito educativo è identificato nello sforzo di indirizzare la libertà dove si crede stia il meglio. Ma puntare sulla libertà di chi si ha davanti, sia esso un figlio sia esso uno studente, questo no! questo è ritenuto troppo, troppo pericoloso. Come poter affidarsi alla libertà altrui? Tant'è vero che il meccanismo preferito dagli insegnanti è quello di vedere come gli studenti ripetono ciò che si è loro trasmesso, nessuno che segua la mossa di una libertà creativa! Invece i veri educatori sono quelli che sanno correre il rischio della libertà dell'altro, che sanno puntare sull'umanità di coloro che hanno davanti. E come è affascinante questo correre il rischio della libertà!