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SCUOLA/ Più luci o più ombre nel nuovo Contratto delle scuole cattoliche?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Va detto subito che, essendo un incentivo che può essere acquisito anche da tutti gli insegnanti o comunque da molti di essi (e anche dai non docenti) è chiaro che i gestori delle scuole cattoliche dovranno prepararsi a erogare una discreta quantità di questi “premi”.

In cambio sembra essere richiesto anzitutto un chiaro segnale sulle assenze, che effettivamente sono un problema soprattutto per le scuole più piccole, che possono fare fatica per esempio a sostituire chi è in malattia per pochi giorni.

Lascia un po’ perplessi il fatto che la presenza a scuola senza interruzioni (che sicuramente è un pre-requisito, più che un requisito di qualità) sia il criterio principale per ottenere il premio, nel senso che se per conseguire il bonus è sufficiente raggiungere i 35 punti, basteranno 35 settimane di presenza a scuola per conquistarlo, senza bisogno né di frequentare corsi di aggiornamento né di partecipare a gare e concorsi esterni con i propri alunni. Infatti un anno scolastico comprende 52 settimane (dal 1° settembre al 31 agosto) e anche togliendo le ferie ordinarie (33 giorni), restano sempre un congruo numero di settimane spendibili. Il rischio è che il premio di produttività sia dato non agli insegnanti più bravi, ma a quelli che fanno meno assenze, dunque più sani o con figli meno cagionevoli di salute.

Certamente è un segnale positivo che, accanto alla presenza fisica a scuola, siano riconosciuti come elementi di merito la partecipazione a corsi di aggiornamento e il coinvolgimento dei propri studenti in gare e concorsi esterni. Un pericolo che si può intravvedere è che le scuole più povere si vedano costrette a ridurre ulteriormente i corsi di aggiornamento per non rischiare di dover dare troppi premi annuali. Ma speriamo che ciò non si verifichi.
 



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