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SCUOLA/ Perchè non riusciamo ad essere cinesi senza la Cina?

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Quali provvisorie conclusioni pratiche, escludendo che in Europa si possa adottare il modello cinese, fondato sulla repressione familiare e sociale, su un autoritarismo feroce e sulla fame, già praticato in Italia fino agli anni ’50 del Novecento? Occorre tenere intrecciate tutte le dimensioni delle politiche dell’educazione e dell’istruzione. Occorre condurre un Kulturkampf sui fondamenti antropologici della nostra civiltà. Se le fondamenta sono marce, questo appare in primo luogo nel sistema educativo. Occorre fare una riforma radicale del sistema educativo, così che sia in grado di costruire i fondamenti di una nuova civiltà.

Separare questi due aspetti: la battaglia antropologica e quella tecnicamente educativa significa, rispettivamente, ridurre la battaglia di civiltà a predicazione ideologica, che intanto accetta passivamente culture, programmi, strutture, amministrazione del sistema educativo vigente; oppure illudersi che nuove tecnologie didattiche, nuovi assetti istituzionali, nuove forme di autonomia, valutazione, formazione e reclutamento degli insegnanti possano di per sé resuscitare il desiderio di apprendere. Nella transizione di civiltà che stiamo vivendo verso estuari sconosciuti l’impresa educativa appare globale.
 



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COMMENTI
27/01/2011 - Bisogna agire presto (Daniela Marti)

Tutti gli uomini, e si spera anche le donne, per natura desiderano sapere. Ma se si guarda quanto accade oggi è proprio difficile credere a tale affermazione. Come possono i ragazzi e le ragazze, che oggi ogni giorno siedono sui banchi di scuole o università, considerare vera una frase di questo genere? Gli adulti che hanno intorno o che vedono attraverso i mezzi di comunicazione spesso non capiscono neanche il significato della citata frase. Non hanno esempi autorevoli per credere che sapere equivalga ad essere "migliori" o più "stimati". Ognuno deve assumersi la responsabilità delle colpe individuali e collettive per cui manca il desiderio di sapere, per rendere il mondo un po' migliore o forse solo ciascuno di noi. Ma soprattutto ciascuno non deve smettere di indignarsi e ribellarsi quando si afferma da più parti che tutto è lecito fare, che tutto è lecito dire, che non ci sono limiti. Così non cresce il desiderio di sapere, ma solo la volgarità e il disprezzo per gli altri.

 
24/01/2011 - LE FORZE CHE CAMBIANO LA SCUOLA (Angelo Lucio Rossi)

C'è un calo del desiderio di apprendere nei nostri ragazzi. C'è la caduta del desiderio di apprendere che segnala una caduta di interesse e di amore per la realtà. E noi adulti? Ci aiuta Chesterton: "I maestri erano interessantissimi. Il mio debito personale è infinito verso uno di loro. Egli riuscì, Dio sa come, a penetrare nel mio desiderio profondo e disperatamente saldo di sembrare stupido, e a scoprire il segreto orribile che io ero dotato del dono della ragione al di sopra dei bruti". Il desiderio può essere favorito e non bloccato dalla nostra povera scuola. C'è bisogno di ridestare degli adulti. Compito della scuola non è l'animazione, né la trasmissione di informazioni, né l'imposizione di tecniche, ma l'indicazione di una strada da seguire per il personale cammino per introdursi alla realtà attraverso le discipline. Si tratta di favorire l'avventura della conoscenza dentro un contesto spesso segnato dal vuoto. Ripartire dal cuore di ognuno con la coscienza culturale che le forze che canbiano la scuola italiana sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo.

 
24/01/2011 - NON LIQUIDIAMO LA LEZIONE ASIATICA (Giorgio Ragazzini)

Scrive Rampini in Centomila punture di spillo: “Chi ha messo piede in un'aula di scuola media, di liceo o di università in Asia sa che in quei luoghi regnano la disciplina, il rigore, il rispetto dell'autorità, la venerazione del sapere. [...] Tutti sono d'accordo che il sistema funziona solo rispettando quelle regole. Se i genitori di Pechino o di New Delhi cominciassero a dare ragione ai figli contro i docenti, a invocare promozioni facili per tutti, il progresso economico, scientifico e tecnologico dell'Asia si fermerebbe molto presto. Nel tacito accordo che unisce genitori e insegnanti, in quella vasta area di tre miliardi di persone in corsa verso il benessere, c'è una lezione preziosa per noi”. Se ho capito bene, per Cominelli non c’è nulla su cui riflettere partendo dai risultati asiatici (e degli asiatici in occidente), basta limitarsi escludere “che in Europa si possa adottare il modello cinese, fondato sulla repressione familiare e sociale, su un autoritarismo feroce e sulla fame”. Ma prima ancora del “sistema educativo”, che dal contesto sembra da inteso come “scolastico”, è da ridiscutere un modello educativo imperniato su adulti affettivamente più presenti di un tempo, ma spesso incapaci di fermezza nel guidare i figli o gli allievi e nel far rispettare le regole. Desiderio ed energia, ci dicono gli psicologi, sono anche il frutto dell’abitudine all’impegno, alla responsabilità e al confronto con la realtà.