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SCUOLA/ Meno Stato, più genitori: ora seguiamo il "modello Cameron"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Sul piano dell’orientamento personale, assume fondamentale importanza il colloquio tra genitori e tutor sui progressi del ragazzo. Nel colloquio tutoriale non si parla solo del profitto (che fa parte della comunicazione specifica dei docenti) ma di motivazioni, valori e qualità umane, atteggiamenti e comportamenti finali. Durante periodici incontri, si mettono a fuoco le risorse e le strategie adottate o adottabili dai genitori e dalla scuola per sviluppare un’efficace azione educativa congiunta: un patto valoriale che proponga e rafforzi obiettivi unitari da realizzare nei due ambiti di vita, familiare e scolastica.

Anche l’apprendimento permanente, concetto chiave nella strategia europea per lo sviluppo dei sistemi educativi, richiama a migliorare le competenze “in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale”, vale a dire nell’ottica di una “comunità educante”, non di una mera agenzia erogatrice di istruzione.
Ma quali valori potranno essere insegnati se la nostra società non offre più un sistema unitario in grado di decodificare i segnali delle molteplici agenzie valoriali in modo utile alla progettualità della persona? se la loro pluralità conflittuale rende meno spendibili i riferimenti tradizionali al bene comune?

Così, la questione “se l’Amministrazione possa educare i giovani” si riduce alla coscienza che lo Stato non sia più portatore di un orizzonte comune ed etico nello stesso tempo. Pertanto, il progetto educativo della scuola in un sistema educativo centralistico rischia nella pratica di essere vanificato da una considerazione impotente e disimpegnata circa la varietà dei codici etici, mentre si sperimentano i limiti di un generico pluralismo nel quale la scuola, di fronte alla varietà delle opzioni, semplicemente smette di educare. Forse perché non ci si può riferire direttamente agli ottimi “valori” della Costituzione (necessaria sintesi negoziale che affonda le radici nelle culture presenti) senza darne ragione a partire da orizzonti antropologici concreti, espressi di volta in volta in una proposta educativa coerente.

Mettere in grado il nostro sistema scolastico di fronteggiare meglio la sfida educativa potrebbe significare, allora, aprire maggiormente alle forze della società civile e riconoscere loro un ruolo e una parità reale, come avviene ormai nei paesi del Nord Europa.



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