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SCUOLA/ Ma forse un po' di Cina si potrebbe pure importare...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Se è vero, come afferma Cominelli, che “occorre condurre un Kulturkampf sui fondamenti antropologici della nostra civiltà” e che si devono tener presenti tutti i molteplici aspetti in cui il problema “scuola” è articolato, credo che la crisi dei ruoli educativi non debba stare sullo sfondo, ma in primissimo piano. Essere genitori, come essere insegnanti, è oggi estremamente più difficile per molti motivi, non ultimo il crollo della natalità, che ha reso i bambini un “bene scarso” e come tali oggetto di attenzioni, ansie, aspettative talmente forti da rendere difficilissimo evitare che si trasformino in piccoli despoti, consapevoli di poter tiranneggiare a piacimento i loro familiari. Non è un caso se negli studi degli psicoterapeuti un tempo si lavorava ad alleggerire il fardello del Super-io, mentre oggi prevalgono il senso di onnipotenza unito alla fragilità, i bisogni compulsivi di essere al centro dell’attenzione, insomma, quelli che vengono tecnicamente definiti “disturbi narcisistici”.

Sbarazziamoci quindi di tutto quello che ci fa ancora snobbare, nella discussione pubblica e all’interno della scuola, temi come disciplina, serietà, rigore, responsabilità,rispetto delle regole. Anche perché, se condividiamo in buona parte con altri paesi sviluppati la crisi dei sistemi scolastici, è proprio sul terreno della legalità e del senso civico che la società italiana è drammaticamente indietro. Solo tirando il filo dell’educazione, anche il rinnovamento della didattica e la nuova formazione dei docenti acquisteranno la cornice indispensabile per avere successo.
 



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