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SCUOLA/ Morta, Scossa e Macabro: cosa ci insegnano i bambini "orrendi"?

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Dal film Marcellino pane e vino, di L. Vajda (1955)  Dal film Marcellino pane e vino, di L. Vajda (1955)

Sono partito nella lettura con un pregiudizio, lo ammetto. Ma come si fa a pubblicare un libro con protagonisti tre bambini dal nome Morta, Scossa e Macabro? Soprattutto quando Morta è morta davvero, Scossa è una bambina elettrica che assomiglia a Tempesta degli X-Men e Macabro è un bambino pustoloso dalle ferite che non si rimarginano, orrendo. Orrendi per sempre, appunto è il titolo del libro di Aquilino uscito per Giunti e destinato a ragazzi di nove-undici anni.

Eppure la scrittura veloce, semplice senza essere banale, mi cattura subito e mi concede di conoscere meglio i piccoli protagonisti, che da una parte sembrano, dall’altra sono. Morta di nome e di fatto in realtà è una bambina che tutti vedono morta, ma che dentro desidera e sa di essere viva; Scossa è nervosetta, un po’ elettrica, capace di fare venire i capelli dritti a chi osa contrastarla o sfidarla; Macabro invece è un tenero bambino dalla ferita sempre aperta, una ferita che cerotti e bende non sono sufficienti né a coprire né a sanare.
 
I tre per la prima volta si sentono (telepaticamente) chiamare amico da qualcuno, uno sconosciuto lontano di nome Albein, un genietto disabile capace di costruirsi un paio di gambe bioniche ed emarginato a scuola perché, a detta di suo padre Reginald: “quando i compagni incontrano uno come Albein, lo detestano perché lui non solo è più intelligente, ma anche modesto”. E questo lo rende bersaglio di tutti.

Grazie a un ingegnosa invenzione del loro futuro amico (solo la prima della storia) i tre orribili vengono teletrasportati in una vera casa dove incontrano Reginald e Annette, papà e mamma di Albein, che inizieranno a prendersi cura di loro in una vera esperienza di accoglienza, attraverso errori e correzioni di prospettiva. È nella nuova casa e dopo alcune avventure che gli orrendi diventano gli Orrendi, un team potente con la missione di salvare bambini in difficoltà in giro per il mondo.
 



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COMMENTI
26/01/2011 - bambini indisposti (giuseppe paterlini)

Grazie per averci segnalato questo libro. Una volta esistevano solo i bambini "indisposti" come recitava una nota pubblicità del Carosello. Grazie per averci sottolineato che una vera accoglienza non nega il limite di cui sono fatti anche i nostri bambini (come noi) e per questo rende possibile anche al "cattivo" di concepire ed impegnarsi per un rapporto buono con l'altro senza negare nulla di sè.