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SCUOLA/ Bertagna: chi mostrerà ai "nativi digitali" la realtà che non hanno mai visto?

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Troppo presto per cominciare? (Fotolia)  Troppo presto per cominciare? (Fotolia)

Non diversamente è accaduto con Gutenberg. Certo la stampa non è la scrittura manuale dei copisti. E scrivere e leggere ad alta voce o in silenzio un libro a stampa non è la stessa cosa di scrivere e leggere ad alta voce o in silenzio una pergamena, una lettera manoscritta, un testamento olografo ecc. Così come capire una macchina disegnandone dal vero i pezzi non è in tutti i sensi equivalente a capirla vedendone le fotografie riportate in un testo a stampa. Un’altra «rivoluzione» che cambia il cervello e il suo mondo.

Fatta la tara alle esagerazioni e alle esasperazioni che sono buone più per i tempi brevi che per i tempi lunghi e più per giustificare le proprie inanità che per motivare azioni responsabili, infatti, la storia dell’educazione non è mai stata una successione di sorpassamenti o di rinnegamenti, ma semmai di ri-assunzioni. Nel senso anche etimologico di «farsi nuovamente carico»: farsi carico delle cose nuove e farsi carico di quelle vecchie, recuperandole, aggiornandole, adattandole, rimettendole a vita nuova. Ciò che si è sempre chiamato «tradizione»: quanto di vivo una persona consegna all’altra, una generazione trasmette all’altra.
 
Il problema dell’educazione, quindi, non sono le Ntc, con tutte le novità che esse comportano e che sarebbe deprecabile non considerare con la dovuta attenzione. Il problema dell’educazione è che queste novità siano le uniche cose vive che si trasmetteranno alle nuove generazioni perché si fanno morire quelle che le generazioni precedenti ci hanno invece consegnato. Il problema dell’educazione è l’incapacità a tener vivo quanto è stato vivo solo perché non lo si alimenta più, non si trovano più le modalità di armonizzarlo con altra e diversa vita, arricchendo il complesso dell’esperienza umana di sfaccettature finora inedite.

Il nostro cervello, dicono oggi i neuroscienziati di qualsiasi scuola, ripetendo quanto avevano già detto in modo diverso Maritain e prima di lui Tommaso o Aristotele, è incredibilmente sottoutilizzato. Le sue potenzialità non si trasformano affatto, purtroppo, in atto. Lo stesso discorso si potrebbe riprodurre a livello culturale, filosofico, psicologico: anche a questi livelli, al posto di arricchire, amputiamo; al posto di ottimizzare le differenti dimensioni, ne assolutizziamo una; al posto di crescere riordinando e ristrutturando le diversità rendendole compatibili, ne facciamo crescere una in maniera teratomorfa; al posto di comprendere che ogni farmaco è sempre, allo stesso tempo, anche un veleno, per cui serve identificare la giusta misura in tutte le cose, ci facciamo prendere dalla hybris e trasformiamo i farmaci in veleni e i veleni in farmaci.
 



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