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SCUOLA/ Bertagna: chi mostrerà ai "nativi digitali" la realtà che non hanno mai visto?

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Troppo presto per cominciare? (Fotolia)  Troppo presto per cominciare? (Fotolia)

Non ci deve allora preoccupare il fatto che così tanti bambini di 2-5 anni e anche tanti giovani siano «nativi digitali» e che abbiano la testa, il cuore e le mani da «nativi digitali». Ci deve preoccupare, al contrario, il fatto che abbiano solo «questa» testa, «questo» cuore e «queste» mani digitali, e che per esempio: non abbiano mai giocato con la terra di un prato; non vadano più in bicicletta con gli amici; non ascoltino mai o troppo poco persone reali che piangono o ridono, leggendo loro una storia su un libro; non impieghino le mani e una penna per scrivere in corsivo; non solo non allevino animali, ma non li abbiano mai visti di persona; che usino le mani per il mouse, ma non come tenaglie, pinze, cacciaviti, succhielli, lamiere, percussori ecc. per risolvere problemi in situazioni reali di vita; che scambino le strisce pedonali di Abbey Road per una canzone dei Beatles; che confondano l’esperienza virtuale delle Ntc, cosa buona, non tanto con il reale in atto (questo capita quando proprio siamo alla patologia conclamata, da manicomio) ma con il ben più importante concetto di esperienza potenziale di Aristotele per il quale il web è del tutto controintuitivo; che lavorino con ipertesti, ma non abbiano mai letto (o ascoltato) dall’inizio alla fine un romanzo, e abbandonino perciò I ragazzi della via Pal perché nella seconda pagina Boka ruba un oggetto che nessuno sa più che cosa sia (un calamaio) e I fratelli Karamozov perché «troppo lunghi», e così via. Per l’uomo, infatti, checché se dica, resta valido sempre l«‘ntender no la può chi non la prova…» (“Tanto gentile e tanto onesta pare”, v. 11, Vita nuova). Non c’è scienza possibile di niente insomma senza esperienza.
 



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