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SCUOLA/ Ha ragione Obama, c’è una crisi peggiore di quella economica del 2008

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Barack Obama (Ansa)  Barack Obama (Ansa)

Ho letto il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione. Invito tutti, specialmente gli insegnanti, ma anche i genitori e quelli che a vario titolo hanno a che fare con la scuola a fare altrettanto; almeno per la parte dedicata all’educazione. Dovremmo farne oggetto di discussione nelle scuole, tra i docenti, magari per iniziativa di qualche associazione.

Ecco i passaggi che mi hanno colpito. La determinazione: le parole del presidente americano mi paiono incarnare la decisione di una Nazione a fronteggiare le difficoltà che attraversa in nome di uno scopo comune, più forte delle divisioni che pure non mancano: l’appartenenza al popolo. Non è cosa da poco se la paragoniamo alla rassegnazione e alla divisione che si respirano da noi.

Nel rumore, nella passione e nel rancore del nostro dibattito pubblico, Tucson ci ha ricordato che chiunque siamo o da dovunque veniamo, ciascuno di noi è parte di qualcosa di più grande, qualcosa di più importante del proprio partito o della propria scelta politica. Siamo parte della famiglia americana.

La centralità dell’educazione. In inglese istruzione si dice education. Tuttavia, qualunque cosa significhi in quella lingua, noi siamo in grado di tradurla e apprezzarla secondo tutta l’ampiezza del suo significato. Educare: far crescere.

Se vogliamo guadagnarci il futuro - se vogliamo che l’innovazione crei posti di lavoro qui in America e non all’estero - allora dobbiamo vincere la “gara” dell’educazione dei nostri figli.

La convinzione che la responsabilità educativa sia un compito di tutti, a partire dalla famiglia e dalla comunità di cui si fa parte.

Questa responsabilità comincia non nelle classi, ma prima ancora nelle nostre case e nelle nostre comunità.

Il metodo proposto: il contrario del centralismo, del corporativismo, dell’assistenzialismo.

Quando un bambino entra in classe, dovrebbe trovarvi un luogo di grandi aspettative e di alta performance. Ma troppe scuole non fanno questo. Ecco perché invece di riversare soldi in un sistema che non funziona, abbiamo lanciato una competizione chiamata Corsa al Top. E ai 50 stati abbiamo detto: “se voi ci fate vedere i vostri  progetti più innovativi per migliorare la qualità dell’insegnamento e la preparazione degli studenti, allora noi vi faremo vedere i soldi”.
 



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COMMENTI
28/01/2011 - Là spariscono le Humanities? (Sergio Palazzi)

Beh, è consolante vedere che là ci si preoccupi perchè spariscono le scuole letterarie e artistiche. Qui ci manca poco che ci trasformiamo tutti in un unico liceo di massa mentre spariscono gi istituti tecnici ed è stato cesinato il LST... Siamo sempre più avanti noi in Italia, che paese fortunato!

 
28/01/2011 - La centralità dell'educazione (Angelo Lucio Rossi)

L'intervento di Obama rilancia l'emergenza educativa senza tatticismi. "Se vogliamo guadagnarci il futuro - se vogliamo che l'innovazione crei posti di lavoro qui in America e non all'estero - allora dobbiamo vincere la "gara" dell'educazione dei nostri figli". E'un vero e proprio manifesto per la scuola e per l'educazione. Una scuola che parla al futuro e che rilancia la responsabilità educativa di una nazione come comunità civile. Nel nostro Paese c'è bisogno di questa consapevolezza. Nella misura in cui la scuola è valorizzata con forti investimenti offre opportunità di contatto con la cultura e l'innovazione e assolve il suo compito. obbiamo imparare anche il metodo proposto da Obama: il contrario del centralismo, del corporativismo e dell'assistenzialismo. Si tratta di un cambiamento radicale di mentalità che segna il passaggio ad un sistema pubblico di istruzione meno ingessato e quindi più libero. Dobbiamo rendere il tema del futuro della scuola di dominio pubblico abbandonando schematismi ideologici e puntando su una scuola di qualità. E' necessario educare per far crescere e per desiderare di più lo sviluppo dell'io e della comunità.