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SCUOLA/ Ha ragione Obama, c’è una crisi peggiore di quella economica del 2008

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Barack Obama (Ansa)  Barack Obama (Ansa)

L’idea che il cambiamento non viene dal centro, ma dalla periferia; dall’esperienza di persone che si mettono insieme e lavorano. Qualcuno chiamava tutto questo minoranze creative.

Noi sappiamo bene cos’è possibile ottenere dai nostri bambini quando la riforma non è qualcosa che viene calato dall’alto, ma il lavoro di docenti e dirigenti, dei consigli scolastici e delle comunità.

L’indicazione a tutto il Paese di un esempio da seguire. È un modo intelligente di esercitare l’autorità che deriva dal potere di cui si dispone.

Prendete una scuola come la Bruce Randolph di Denver. Tre anni fa era classificata come una delle peggiori scuole del Colorado, oggetto di contesa tra due bande rivali. Ma lo scorso maggio il 97 per cento degli allievi ha ottenuto il diploma. La maggior parte saranno i primi delle loro famiglie ad andare all’università. E a un anno dalla trasformazione della scuola, il direttore che ha fatto tutto questo non ha potuto trattenere le lacrime quando uno studente gli ha detto: “Grazie, Mr. Waters, per averci fatto vedere che siamo persone intelligenti e possiamo farcela”. Questo è quello che le buone scuole possono fare , e noi vogliamo buone scuole in tutto il paese.

Infine, il riconoscimento della dignità sociale del lavoro degli insegnanti che si assumono interamente la responsabilità di essere i primi protagonisti dell’opera educativa.

Ricordiamoci anche che dopo i genitori, l’impatto maggiore sul successo di un ragazzo ce l’ha l’uomo o la donna che sta davanti a tutta la classe. Nella Corea del Sud gli insegnanti sono chiamati  “nation builders”, costruttori della nazione. È ora che anche qui in America trattiamo coloro che educano i nostri figli con lo stesso livello di rispetto. Noi vogliamo premiare i bravi insegnanti e smettere di accampare scuse per quelli scarsi.

Certo, il discorso di Obama non è il Vangelo e l’America non è il Paradiso. Qualcuno obietterà che la scuola viene subordinata alle esigenze dell’economia, che c’è un’attenzione unilaterale alle discipline matematiche e tecnico-scientifiche, che c’è il rischio della tecnocrazia o dello scientismo, che l’impulso a conquistare l’ennesima frontiera è un inno all’egemonia americana.
 



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COMMENTI
28/01/2011 - Là spariscono le Humanities? (Sergio Palazzi)

Beh, è consolante vedere che là ci si preoccupi perchè spariscono le scuole letterarie e artistiche. Qui ci manca poco che ci trasformiamo tutti in un unico liceo di massa mentre spariscono gi istituti tecnici ed è stato cesinato il LST... Siamo sempre più avanti noi in Italia, che paese fortunato!

 
28/01/2011 - La centralità dell'educazione (Angelo Lucio Rossi)

L'intervento di Obama rilancia l'emergenza educativa senza tatticismi. "Se vogliamo guadagnarci il futuro - se vogliamo che l'innovazione crei posti di lavoro qui in America e non all'estero - allora dobbiamo vincere la "gara" dell'educazione dei nostri figli". E'un vero e proprio manifesto per la scuola e per l'educazione. Una scuola che parla al futuro e che rilancia la responsabilità educativa di una nazione come comunità civile. Nel nostro Paese c'è bisogno di questa consapevolezza. Nella misura in cui la scuola è valorizzata con forti investimenti offre opportunità di contatto con la cultura e l'innovazione e assolve il suo compito. obbiamo imparare anche il metodo proposto da Obama: il contrario del centralismo, del corporativismo e dell'assistenzialismo. Si tratta di un cambiamento radicale di mentalità che segna il passaggio ad un sistema pubblico di istruzione meno ingessato e quindi più libero. Dobbiamo rendere il tema del futuro della scuola di dominio pubblico abbandonando schematismi ideologici e puntando su una scuola di qualità. E' necessario educare per far crescere e per desiderare di più lo sviluppo dell'io e della comunità.