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SCUOLA/ Ha ragione Obama, c’è una crisi peggiore di quella economica del 2008

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Barack Obama (Ansa)  Barack Obama (Ansa)

Dagli stessi Stati Uniti provengono a questo proposito valutazioni critiche molto interessanti. Per esempio, Martha Nussbaum, filosofa e docente di Legge ed etica all’Università di Chicago, ha scritto: “Stiamo vivendo una crisi di enormi proporzioni e di portata globale. Non mi riferisco alla recessione economica cominciata nel 2008, ma a una crisi che passa inosservata e che alla lunga sarà molto più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi mondiale dell’istruzione.(...) Gli studi umanistici e artistici stanno subendo pesanti tagli sia nell’istruzione primaria e secondaria sia in quella universitaria, in quasi tutti i paesi del mondo. In un momento in cui gli stati devono eliminare il superfluo per rimanere competitivi sul mercato globale, le lettere e le arti - considerate accessorie dai politici - stanno rapidamente sparendo dai programmi di studio, dalle menti e dai cuori di genitori e studenti. E anche quelli che potremmo definire gli aspetti umanistici della scienza e delle scienze sociali - l’aspetto creativo e inventivo, e il pensiero critico rigoroso - stanno passando in secondo piano, perché si preferisce inseguire il profitto a breve termine garantito da conoscenze pratiche adatte a questo scopo” (Martha Nussbaum, Not for profit. Why democracy needs the humanities, Princeton University Press).

Come si vede la discussione è aperta; sarebbe un peccato rimanerne fuori. Cinquant’anni fa un altro presidente americano, J. F. Kennedy, in un breve discorso dedicato al Centenario dell’Unità d’Italia faceva queste considerazioni: “Tutti noi, nel senso più vasto, dobbiamo qualcosa all’esperienza italiana. È un fatto storico straordinario: ciò che siamo e in cui crediamo ha avuto origine in questa striscia di terra che si protende nel Mediterraneo. Tutto quello per la cui salvaguardia combattiamo oggi ha avuto origine in Italia, e prima ancora in Grecia.(...) Il Risorgimento, da cui è nata l’Italia moderna, come la Rivoluzione americana che ha dato le origini al nostro Paese, è stato il risveglio degli ideali più radicati della civiltà occidentale: il desiderio di libertà e di difesa dei diritti individuali. Lo Stato esiste per proteggere questi diritti, che non ci vengono grazie alla generosità dello Stato. Questo concetto, le cui origini risalgono alla Grecia e all’Italia, è stato, secondo me, uno dei fattori più importanti nello sviluppo del nostro Paese. (...) Per quanto l’Italia moderna abbia solo un secolo di vita, la cultura e la storia della penisola italiana vanno indietro di oltre duemila anni. La civiltà occidentale come la conosciamo oggi, le cui tradizioni e valori spirituali hanno dato grande significato alla vita occidentale in Europa dell’Ovest e nella comunità Atlantica, è nata sulle rive del Tevere”.
Dalla periferia, appunto.
 



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COMMENTI
28/01/2011 - Là spariscono le Humanities? (Sergio Palazzi)

Beh, è consolante vedere che là ci si preoccupi perchè spariscono le scuole letterarie e artistiche. Qui ci manca poco che ci trasformiamo tutti in un unico liceo di massa mentre spariscono gi istituti tecnici ed è stato cesinato il LST... Siamo sempre più avanti noi in Italia, che paese fortunato!

 
28/01/2011 - La centralità dell'educazione (Angelo Lucio Rossi)

L'intervento di Obama rilancia l'emergenza educativa senza tatticismi. "Se vogliamo guadagnarci il futuro - se vogliamo che l'innovazione crei posti di lavoro qui in America e non all'estero - allora dobbiamo vincere la "gara" dell'educazione dei nostri figli". E'un vero e proprio manifesto per la scuola e per l'educazione. Una scuola che parla al futuro e che rilancia la responsabilità educativa di una nazione come comunità civile. Nel nostro Paese c'è bisogno di questa consapevolezza. Nella misura in cui la scuola è valorizzata con forti investimenti offre opportunità di contatto con la cultura e l'innovazione e assolve il suo compito. obbiamo imparare anche il metodo proposto da Obama: il contrario del centralismo, del corporativismo e dell'assistenzialismo. Si tratta di un cambiamento radicale di mentalità che segna il passaggio ad un sistema pubblico di istruzione meno ingessato e quindi più libero. Dobbiamo rendere il tema del futuro della scuola di dominio pubblico abbandonando schematismi ideologici e puntando su una scuola di qualità. E' necessario educare per far crescere e per desiderare di più lo sviluppo dell'io e della comunità.