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UNIVERSITA’/ Decleva (Crui): la riforma non è ancora al riparo dai suoi nemici

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«No, l’hanno al contrario oggettivamente migliorato, riducendo una parte almeno delle prescrittività troppo rigide e introducendo disposizioni di buona efficacia su vari aspetti. Fermo naturalmente restando che una cosa è la legge, un’altra cosa la sua applicazione. Per certi versi la parte più difficile comincia adesso...  Ma almeno avremo qualcosa di concreto su cui lavorare e misurarci, in un clima, speriamo, più responsabile di quello - fortemente ideologico e condizionato dal quadro politico - che abbiamo subìto negli ultimi mesi».

 

Il problema principale è sempre il solito. Ci sono i fondi che servono per attuare la riforma?

 

«Occorre distinguere. Il ddl si è bloccato in ottobre per la mancanza di garanzie finanziarie sulla copertura dei 1500 posti aggiuntivi di professore associato che, anche a seguito dell’iniziativa della Crui, si volevano destinare ogni anno ai ricercatori a tempo indeterminato che avessero conseguito l’abilitazione a professore associato. Nella sua versione finale la riforma può fare riferimento alla legge di stabilità, nel frattempo approvata, che ha fatto recuperare sul Fondo di finanziamento ordinario (FFO, ndr), rispetto ai tagli decisi nel 2008, 800 milioni per quest’anno e 500 milioni per i due anni successivi, garantendo quindi la copertura dell’operazione preconizzata. E sia pure solo per i prossimi tre anni, lasciando alle future finanziarie di estenderla ai tre anni successivi, come inizialmente auspicato. E come è indispensabile che avvenga, anche considerati i vuoti che si stanno determinando in seguito alle uscite dal servizio. Diciamo che le risorse per partire dunque ci sono. Ed è qualcosa. Se, come è vivamente auspicabile, il decreto che regolerà le abilitazioni scientifiche sarà presto operativo, le prime chiamate secondo le nuove procedure potrebbero aver luogo già nel 2011. Il punto è un altro».

 

L’operazione che ha appena richiamato rappresenterà un capitolo di spesa vincolata dei futuri FFO, giusto?

 

«Appunto. Niente da dire sul 2011, i cui conti peraltro tornano solo per i numerosissimi pensionamenti e il blocco degli aumenti stipendiali deciso dalle ultime misure finanziarie del Governo. Ma sin d’ora si pone il problema dei FFO 2012 e 2013, che appaiono insufficienti e che andranno incrementati. Potremmo avere le risorse per chiamare gli associati, ma non per altre esigenze irrinunciabili. Su questo la Crui ha già iniziato a prendere posizione. Non si può d’altra parte pensare che la riforma non sia funzionale e non preluda a un rilancio complessivo del sistema della ricerca e dell’alta formazione e che questo possa intervenire senza investimenti. Oculati, per carità. Continuando a ridurre l’inessenziale. E tenendo conto del quadro complessivo e delle difficoltà strutturali che lo caratterizzano. Ma il riscontro positivo della riforma deve potersi misurare anche sul terreno delle risorse. Chiunque abbia le responsabilità di governare. Se ciò accadrà, sarà anche per l’iniziativa sviluppata con tenacia e, inizialmente, in totale isolamento, dalla Crui a partire dal giugno 2008».

 

Parliamo del personale universitario. Secondo lei chi «vince»? Il merito, l’ope legis, la rendita?

 



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