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UNIVERSITA’/ Decleva (Crui): la riforma non è ancora al riparo dai suoi nemici

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«Potrebbe e dovrebbe vincere, o avere comunque più peso, il merito, se alle norme, che vanno inequivocabilmente in questa direzione, seguiranno comportamenti coerenti. Se, soprattutto, si capirà che, d’ora in avanti, sarà vantaggioso per tutti lavorare in un’istituzione che assume e promuove i migliori e riceve risorse in proporzione. Il vincolo di una parte delle risorse da destinare alle chiamate esterne è, nella situazione italiana dominata dal localismo, un’ulteriore importante novità. Certo, occorreranno comportamenti adeguati da parte di chi si assumerà le responsabilità di governare ciascun ateneo ai vari livelli. Ma è preferibile una sfida del genere - che una parte almeno del mondo universitario è sicuramente in grado di raccogliere - al processo di inevitabile decadenza alla quale eravamo condannati. E che qualcuno sembra ancora rimpiangere».

 

E cosa pensa nello specifico della nuova figura di docente «in prova»?

 

«Quanto alla figura del ricercatore a tempo determinato che acquisirà con il secondo contratto l’impegno dell’università a chiamarlo come professore associato, se nel frattempo avrà conseguito la relativa abilitazione, non è che la trasposizione nel nostro quadro normativo di una condizione ampiamente sperimentata nei paesi più avanzati. Perché non dovrebbe funzionare anche da noi? Certo, occorreranno, per questo come per altro, risorse adeguate. Ma una cosa è pretendere, come è giusto, che queste ci siano - e fare della riforma un argomento di pressione in questo senso -; altro dare per scontato che i tagli verranno mantenuti, e quasi desiderando che ciò avvenga (anche quando onestà vorrebbe che se ne registrassero quantomeno le attenuazioni) per combattere la novità e alimentare la protesta. E per difendere, di fatto, una figura come quella del ricercatore a tempo indeterminato, che, non a caso, in trent’anni, non ha mai trovato un assetto definito. E che non ha in ogni caso più senso con i nuovi ordinamenti didattici basati sul “tre più due”».

 

La premiazione del merito dipende dalla valutazione. L’Anvur ora ha le carte in regola per funzionare a dovere da subito? Cosa manca?

 

«Manca - ma dovrebbe essere questione di settimane, se non di giorni - la nomina da parte del Ministro del relativo Comitato con il conseguente avvio della struttura organizzativa che dovrà assicurarne il funzionamento. Quanto alle incombenze da assolvere, la legge le indica abbastanza chiaramente».

 

Lei stesso ha riconosciuto che la parte più difficile comincia adesso. Quali sono le cose da fare subito?

 



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