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UNIVERSITA’/ Decleva (Crui): la riforma non è ancora al riparo dai suoi nemici

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«Una l’abbiamo appena richiamata: l’avvio operativo dell’Anvur. Ci sono poi tutti i decreti e i regolamenti di competenza del Ministero. Circa una quarantina, e cioè non pochi. Anche se di peso e di complessità molto disuguali. Alcuni sono urgentissimi, anche per dimostrare che si fa sul serio, a cominciare da quelli indispensabili per avviare le procedure di abilitazione. Ma non è meno indispensabile mettere quanto prima gli atenei - che devono a loro volta avviare la revisione dei rispettivi statuti - nella condizione di conoscere i criteri di ammissione all’eventuale sperimentazione di particolari modelli funzionali e organizzativi in deroga, come è previsto, alle disposizioni della legge».

 

L'iter della riforma è stato segnato da un aspra dialettica politica e dagli scontri anche violenti avuti nelle piazze. Secondo lei il confronto è stato strumentalizzato?

 

«Credo che si debbano distinguere due tempi. Il primo comprende il primo passaggio del provvedimento al Senato: un passaggio caratterizzato da un rapporto complessivamente positivo tra maggioranza e opposizione, nell’ovvia distinzione dei ruoli e delle posizioni, ma senza contrapposizioni frontali e con alcune convergenze su punti significativi. Se, come pure sarebbe stato possibile, non ci fossero stati i tempi morti che si sono registrati tra la conclusione della discussione in Commissione, in maggio, e il passaggio in Aula (avvenuto a sua volta senza drammatizzazioni), il ddl sarebbe potuto approdare alla Camera e uscirne senza troppe difficoltà già prima della pausa estiva. Quando questo è effettivamente accaduto, il quadro politico era al contrario radicalmente cambiato. L’uscita dei finiani dalla maggioranza e la possibilità che questa non esistesse più hanno dato un altro significato alla legge sull’università: nei mesi precedenti, territorio relativamente riparato per un confronto sostanzialmente di merito rispetto agli scontri sui temi caldi che tenevano il campo. Tolti prudenzialmente di mezzo questi ultimi, è rimasta solo l’università come terreno parlamentare di forte impatto sul quale misurare le rispettive forze e strategie: con la tentazione, pressoché irresistibile per una parte almeno dell’opposizione, a vederla come un possibile detonatore per una protesta di portata più generale, da sollecitare esasperando la descrizione in negativo del provvedimento in corso di esame. Come se, davvero, esso fosse l’anticamera di gravi e irreparabili sciagure. Non dimenticando, beninteso, gli oppositori preesistenti, le cui fila si sono in ogni caso a quel punto sicuramente ampliate. Anche dentro la Crui».

 

Che impressione le ha fatto vedere una riforma così contestata?

 



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