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UNIVERSITA’/ Decleva (Crui): la riforma non è ancora al riparo dai suoi nemici

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«La protesta ha avuto in ogni caso un trattamento molto particolare dalla gran parte dei mezzi di comunicazione. Prescindendo da ogni considerazione sulla sua effettiva consistenza. Come se bastassero di per sé alcuni atti simbolici a dare per scontato un atteggiamento complessivamente contrario in realtà tutto da dimostrare. Non voglio certo dire, con questo, che il mondo universitario - docenti e studenti - sia stato o sia favorevole a una riforma che, in realtà, conosce poco, o di cui non avverte le implicazioni effettive, o che collega comunque a un governo che, in molte sue componenti, avversa. E, questo anche per un oggettivo difetto di comunicazione su un testo che, in ogni caso, si presenta come prevalentemente rivolto agli addetti ai lavori (molti dei quali ne hanno peraltro scritto e, continuano a scriverne, con larga approssimazione). Ma non è il caso di ripercorrere qui quello che è successo prima di Natale, in piazza e dentro le aule parlamentari...»

 

La sensazione che tutto potesse saltare e che l’università, tanto per cambiare, fosse usata e strumentalizzata per altre finalità, però è stata forte...

 

«Sì. Soprattutto in chi, nei mesi precedenti, si era invece sforzato di guardare al provvedimento, magari cercando di contribuirvi, avendo, per contro, come punto prioritario di riferimento il merito dei problemi e l’esigenza di affrontarli in funzione della vita dell’istituzione. Salvo trovarsi, additato, a quel punto, alla generale deprecazione. Bene o male, l’obiettivo è stato comunque raggiunto. Anche se le resistenze e le difficoltà non cesseranno d’incanto. E anche se, per molti aspetti, come dicevo all’inizio, le difficoltà “vere” e maggiori cominciano adesso».

 

 



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