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FUORICLASSE/ Basta una prof Littizzetto a tenere in piedi una scuola barcollante?

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Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno (Ansa)  Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno (Ansa)

Dopo la prima serata sospesa ed interlocutoria, il clima del liceo torinese si va definendo; irrompe la didattica, con le sue problematiche sempre troppo uguali. Metà serata ruota sulla nevrosi del pagellino ovvero valutazione intermedia. Che è uno dei sintomi di una scuola che valuta troppo e verifica poco, come ho sentito dire da una DS di lungo corso. Ricordo che in una scuola avevo tifato, stentando a mordermi la lingua, per la vittoriosa protesta degli studenti che volevano abolire il pagellino e sostituirne il ruolo di “comunicazione scuola-famiglia” con un libretto dei voti (che però l’insegnante deve aggiornare ogni volta, e sai che noia). E poi i consigli con i genitori polemici, il bidello tuttofare, i bagni ricettacolo d’onne monnezza...

Non c’è molto di nuovo nei ritratti dei ragazzi. Il ruolo di Soratte vorrebbe essere un ibrido tra Franti e Garrone con una spruzzata di Coretti, ma il risultato oscilla di più tra Quasimodo e King Kong e nel complesso le sue entrate sono più spesso di disturbo che narrative. Non molto diverse sono le caratterizzazioni degli altri studenti, troppo risapute, troppo uguali a quelle di qualsiasi telefilm. Il colpo di scena sul bel Tiburzi che in realtà fa la lira con qualcosa che probabilmente non è origano non salva la situazione. Piuttosto, è curioso che l’argomento “gita”, che stranamente non era ancora emerso, sfumi in due battute. Ma in questa stagione di scioperi eterodiretti la questione gite meriterebbe approfondimenti in altra sede.

Gli insegnanti continuano ad essere risaputi, con Vito-Broccoletti piuttosto eccessivo e il suo socio Guidoni che si sta svelando porco. La prof di inglese moscia e complessata, che si riscopre vamp e passa alla didattica con la chitarra, probabilmente ha visto Hilary Swank in Freedom Writers, ma le manca un po’ il senso del ridicolo. A proposito, complimenti ai diciottenni attuali che conoscono alla perfezione Aretha Franklin, manco fosse Lady Germanotta. La preside-suora, che non nasconde il rimpianto per una femminilità che deve aver vissuto in altri modi, apre a molti sviluppi.

Fino alle ultime battute il comprimario meglio riuscito è il perfido vicepreside Lobascio, anche se viene investito di competenze amministrative che nella burocrazia scolastica spettano ad altri, uno dei tanti momenti in cui gli autori mostrano poca dimestichezza con la realtà della scuola attuale. Ho conosciuto dei vice meravigliosi, ottime interfacce tra l’Istituzione e gli studenti, ma non ho dubbi che molti altri siano riassunti benissimo nelle meschinità e falsità di Lobascio.



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COMMENTI
31/01/2011 - Mi sono riconciliato con Luciana Littizzetto (Luigi Gaudio)

La settimana scorsa mi ero molto arrabbiato quando Luciana Littizzetto aveva affermato: “non penso sia una buona riforma quella che prevede incentivi economici per chi lavora meglio. Tutti devono lavorare bene, a prescindere dagli incentivi”. Guardando infatti la sua fiction “Fuoriclasse” poche erano le conseguenza da trarre, se non questa: “i docenti non sono tutti uguali, alcuni di essi meritano un premio, altri no”. Il problema, appunto, è che uno sceneggiato del genere rischia di consolidare il pregiudizio comune in base al quale i docenti non meritano lo stipendio, pur basso, che prendono, perché non fanno niente (o quasi). E’ insomma un po’ la vena macchiettistica che mi dà fastidio di questa fiction, confermata in parte dalla puntata di ieri, che disegna una “visita ispettiva” improbabile, non foss’altro per lo scarso numero degli ispettori in Italia, impegnati (forse giustamente) a fare altro negli uffici degli USR. Comunque, malgrado tutto ciò, mi sono riconciliato con Luciana Littizzetto, perché quei pochi minuti in cui ha rappresentato una lezione sull’Inferno di Dante, e la conseguente passione per la letteratura che riesce a comunicare perfino agli alunni che all’inizio dell’anno erano prevenuti nei suoi confronti, valgono il prezzo del canone RAI che ho appena pagato. Brava Luciana, se insinui la possibilità che ci siano dei docenti così, e la mia esperienza dice che ce ne sono tanti, appunto da premiare, e non da tenere nascosti.