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FUORICLASSE/ Basta una prof Littizzetto a tenere in piedi una scuola barcollante?

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Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno (Ansa)  Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno (Ansa)

Però mi lascia perplesso il momento in cui rinuncia al sognato trasferimento nella ditta del cognato con la semplice (per quanto impeccabile) ammissione che è meglio poter tiranneggiare centinaia di persone che diventare una pedina sotto un padrone sgradito. È curioso che ne La scuola di Lucchetti, tratto dallo stesso Starnone, il vicepreside vedesse sfumare le proprie ambizioni di fuga in modo esattamente opposto.

Quel che non riesco a valutare è il ruolo degli ispettori. Non perché la contrapposizione tra lui svaporato e lei arcigna sia particolarmente originale. Né per il momento commovente del coretto natalizio che riesce a distrarli dalla valutazione meramente cartacea e da tutto quel che si può vedere intorno. No, solo perché ispettori che vengano a rivoltare una scuola, e men che meno per “chiuderla ed accorparla” come se fossimo negli Usa, in tanti anni non ne ho mai visti né sentiti. Chissà se, con i nuovi criteri di valutazione dei docenti...

Ma se la trasmissione sta in piedi è solo per la Lucianina, che per una volta smette il ruolo di Pippi Calzelunghe fuoritempo e riesce ad usare la sua verve per rendere tutte le sfumature di una vera prof in crisi di mezza età.
La sua situazione familiare con il pargolo depresso si complica ulteriormente, aggravata dai turbamenti provocati dalle chiare intenzioni del fascinoso e progressista Vivaldi, che pure ha i suoi bei problemi privati. Certo, sull’altro canale sono molto più sereni i rapporti tra il figlio adolescente e mamma Florent, però quella è un commissario del Midi, mica una prof torinese. Ma la rivisitazione di Paolo e Francesca potrebbe suggerire stile e sobrietà a Benigni. Un’attrice a tutto tondo, capace di controllarsi ed uscire viva anche dagli episodi più macchiettistici. Per cui, penso che guarderò anche le prossime puntate.
 



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COMMENTI
31/01/2011 - Mi sono riconciliato con Luciana Littizzetto (Luigi Gaudio)

La settimana scorsa mi ero molto arrabbiato quando Luciana Littizzetto aveva affermato: “non penso sia una buona riforma quella che prevede incentivi economici per chi lavora meglio. Tutti devono lavorare bene, a prescindere dagli incentivi”. Guardando infatti la sua fiction “Fuoriclasse” poche erano le conseguenza da trarre, se non questa: “i docenti non sono tutti uguali, alcuni di essi meritano un premio, altri no”. Il problema, appunto, è che uno sceneggiato del genere rischia di consolidare il pregiudizio comune in base al quale i docenti non meritano lo stipendio, pur basso, che prendono, perché non fanno niente (o quasi). E’ insomma un po’ la vena macchiettistica che mi dà fastidio di questa fiction, confermata in parte dalla puntata di ieri, che disegna una “visita ispettiva” improbabile, non foss’altro per lo scarso numero degli ispettori in Italia, impegnati (forse giustamente) a fare altro negli uffici degli USR. Comunque, malgrado tutto ciò, mi sono riconciliato con Luciana Littizzetto, perché quei pochi minuti in cui ha rappresentato una lezione sull’Inferno di Dante, e la conseguente passione per la letteratura che riesce a comunicare perfino agli alunni che all’inizio dell’anno erano prevenuti nei suoi confronti, valgono il prezzo del canone RAI che ho appena pagato. Brava Luciana, se insinui la possibilità che ci siano dei docenti così, e la mia esperienza dice che ce ne sono tanti, appunto da premiare, e non da tenere nascosti.