BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FUORICLASSE/ Senza tensione umana, è rimasto un miscuglio che scimmiotta la realtà

Pubblicazione:

Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno  Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno

“Fuori Classe” seconda parte, ma negli spogliatoi nessuno ha l’idea che potrebbe dare una svolta alla partita, per cui la fiction sulla scuola di Rai Uno ha il ritmo scontato che già lo spettatore conosce. Sono banali le storie che si intrecciano sulla scena, banali nel senso che non c’entrano con le vicende quotidiane che si possono incontrare dentro una scuola, banali perché mancano dell’ingrediente fondamentale che anche nella scuola d’oggi si trova.

 

Certo c’è l’insegnante in crisi con la didattica, quello che scopre che sarebbe meglio portare la chitarra in classe e cantare in inglese piuttosto che leggere poesie su poesie, il giovane alle prime armi pieno di buona volontà, ci sono anche le vicende contorte di un’umanità sempre più alla deriva, e degli studenti si può dire che quelli tratteggiati da “Fuori Classe” hanno una certa somiglianza con quelli che esistono nella realtà, anche se interpretati con una sufficienza che li sviliscono.


Dei problemi della scuola, della sua burocrazia, della gestione spesso deficitaria, del rapporto con i genitori, delle ispezioni ministeriali la fiction fa un miscuglio in cui si confondono finzione e realtà, il tutto condito da un ultimo moralismo di facciata. In una sceneggiata di tal fatta Tiziana Litizzetto riesce a salvarsi grazie alla sua capacità di non perdersi nella banalità delle situazioni, la sua interpretazione ha dell’eccezionale, perché cerca di toccare le corde dell’umano, di andare a cogliere le questioni vere che si giocano in un’ora di lezione o in una problematica scolastica.

 



  PAG. SUCC. >