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SCUOLA/ Le due "malattie mortali" che paralizzano il rito degli scrutini

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La scuola non è fatta solo di lezioni  La scuola non è fatta solo di lezioni

Ho visto tanti (troppi) insegnanti rinunciare a intervenire soffocati dalle incombenze burocratiche: i voti sui cartelloni, le lettere da spedire, le assenze da conteggiare, la corrispondenza da verificare tra i voti e i giudizi, il verbale da vergare, le firme da apporre sui cartelloni, gli statini da consegnare (ma in epoca di scrutini elettronici, a che cosa servono gli statini?), i registri da compilare... e chi più ne ha, più ne metta.

E lo scrutinio elettronico, che dovrebbe semplificare le operazioni, in realtà è ancora più svilente e impersonale: lettura veloce dei voti, sottolineatura delle insufficienze e delle assenze, e poi via con le lettere ai genitori, la definizione dei corsi di recupero, le firme, ecc. E quest’anno anche la compilazione dei piani personalizzati per gli studenti con disturbi nell’apprendimento. Ma dov’è finito lo studente? Non si stava valutando, cioè “dando valore” proprio a lui?

E il docente, anziché essere spinto a fare e a brigare per i suoi alunni, si ritira. Si vive sempre sotto l’incubo del ricorso, della telefonata dei genitori che protestano, del padre o della madre che potrebbero far esplodere il caso pubblicandolo sui giornali, dei ragazzi (soprattutto se maggiorenni) che protestano vivacemente. Meglio il quieto vivere. Occorre tutelarsi. E allora carta sopra carta. Lettere sopra lettere. E corsi istituzionali per il recupero, uno dopo l’altro. Come se il rapporto educativo - unica vera soluzione - potesse essere sostituito dalla sequela fedele delle leggi (dello Stato e della scuola stessa nella sua autonomia). A me pare che gli interventi programmati e istituzionali (corso di recupero, help, sportelli, recuperi in itinere e così via) nella loro lodevole intenzione, tanto più così comicamente ridotti nelle ore e nell’articolazione (solo italiano in prima, solo matematica in seconda, solo per 10 alunni in terza... perché non ci sono i fondi) non possano sostituire un’attenzione reale del docente nei confronti dei propri studenti.



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