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SCUOLA/ Le due "malattie mortali" che paralizzano il rito degli scrutini

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La scuola non è fatta solo di lezioni  La scuola non è fatta solo di lezioni

Burocrazia omnivora, dicevo, bulimica al punto d’aver ingoiato l’altro convitato eccellente: le competenze. Ricordiamo che al termine del biennio della scuola superiore, da quest’anno, per effetto del D.M. 27 gennaio 2010, n.9, sarà obbligatoria la certificazione delle competenze durante lo scrutino finale.

Eppure quest’oggetto didattico, tanto è citato, nei testi del Riordino della scuola superiore appena varato; tanto è menzionato dai dirigenti nei collegi dei docenti; tanto è evocato nei documenti, quanto è assolutamente assente dalla pratica didattica. Un fantasma. E infatti, a parte qualche eccezione, negli scrutini della scuola secondaria non ha neanche fatto capolino.

Probabilmente, poi, dovrà spuntare alla fine dell’anno, quando verranno rispolverati i lunghi elenchi di competenze che le scuole (le più zelanti) avranno redatto in fase di progettazione d’inizio d’anno.
Ma la domanda è: come si potranno valutare le competenze senza che sia stata agita una didattica funzionale ad una loro - eventuale - espressione? Come sarà possibile valutare un oggetto che è rimasto un’encomiabile declaratoria d’intenti stesi sulla carta? O che, nella migliore delle ipotesi, è stato declassato alle molto più maneggevoli abilità? Insomma, come si può valutare un oggetto... che non c’è?

Tra i mille problemi che si attorcigliano attorno alla valutazione ne ho colti solo due, e forse neppure i più significativi: ma sono due aspetti che si presentano oggi come spunti per una possibile riflessione. Il primo, perché la scuola potrebbe morire di bulimia burocratica, che sta già  paralizzando la libera - e fruttuosa - iniziativa di tanti docenti attenti e attivi. Il secondo, perché l’istruzione potrebbe perdere, per anoressia delle competenze, una possibile occasione per passare ad una scuola dell’esperienza, per rendere più vere e significative le conoscenze.
Purché anche le competenze non diventino un fatto burocratico. Allora meglio liquidarle subito.

 

(Sandra Ronchi)
 

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