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SCUOLA/ Così la Francia smaschera l’utopia della nostra scuola media unica

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Parigi, la Défense (particolare; Imagoeconomica)  Parigi, la Défense (particolare; Imagoeconomica)

Dal 19 ottobre abbiamo di nuovo in Italia la possibilità per i quindicenni di completare l’obbligo di istruzione entrando in apprendistato e, attraverso quella via, perfezionare le competenze di base ed iniziare ad acquisire quelle professionali. Questa possibilità si aggiunge a quella di frequentare i percorsi di istruzione e formazione professionale di competenza regionale per completare l’obbligo di istruzione. Contro questi due istituti continuano le polemiche da parte di chi ritiene che l’equità sociale venga garantita solo se si frequentano fino a 16 anni corsi di istruzione generalista uguali per tutti e, perciò, teme sfruttamenti precoci e la rinuncia ad elevare il livello culturale dei cittadini.

 

Ma in Francia, società per tanti versi affine a quella italiana dal punto di vista culturale ed educativo, da tempo circolano forti dubbi addirittura sull’efficacia di quella che è per noi la scuola media unica.

 

Il 1° ottobre 2010 l’HCE (Haut Conseil de l’Education), un organo formato da esperti indicati dalle diverse istituzioni rappresentative del paese, ha presentato alla Presidenza delle Repubblica un rapporto sullo stato del Collège Unique. È da ricordarsi che il Collège francese dura per 4 anni fino all’equivalente della nostra classe prima superiore ed ha una funzione orientativa vincolante per l’iscrizione al triennio successivo finale. L’HCE prende atto del suo scacco, di cui sarebbe indice il fatto che 1 allievo su 5 ne esce con gravi lacune in francese e matematica.

 

Malgrado gli sforzi degli insegnanti - afferma l’HCE - la sua struttura si è dimostrata incapace di tenere in conto delle grandi differenze fra gli allievi e di ridurle, di organizzare un sostegno efficace e, in definitiva, di garantire una maggiore equità sociale. Le riforme miranti alla personalizzazione ed al recupero non hanno mai funzionato, secondo l’HCE, anche perché alla scuola non sono stati dati abbastanza formazione e mezzi. Il risultato è che in questi anni sono aumentati i suoi avversari. L’HCE auspica, in conclusione, il passaggio da un Collège “copiato dal liceo” ad una “scuola dello zoccolo comune”, che elevi il livello medio ed allarghi la base della selezione delle élites (questo obiettivo non è mai indicato nel nostro Paese). Si torna dunque a riparlare di quello “zoccolo comune” della Commissione Thélot del 2005, che era stato affossato da resistenze culturali e corporative.

  



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COMMENTI
05/01/2011 - vizio inveterato (attilio sangiani)

purtroppo si manifesta spesso il "vizio corporativo" che induce a far prevalere gli interessi economici,di carriera e morali degli addetti ad un servizio o ad una professione,a danno degli utenti e del "bene comune". Il fatto è macrospico nella magistratura,refrattaria ad ogni serio tentativo di riforma,sotto la ipocrisia della difesa della Costituzione. La "casta"politica" non è da meno. Alcune "libere" professioni seguono a ruota: gli avvocatoi,i notai,... Un serio tentativo,quanto alla Costituzione, è abortito con la mancata approvazione popolare della complessa riforma della "parte seconda". Nel mondo cattolico,in particolare,era stata diffusa la menzogna secondo la quale sarebbero stati intaccati i "principi fondamentali". Si erano mobilitati i detentori di interessi,che avevano arruolato persino O.L.Scalfaro,vecchio arnese,in passato su posizioni ben diverse da quelle che,poi,ha adottato,incalzato da "mani pulite",...

 
04/01/2011 - E in Italia? (clelia magnolini)

L'idea di abolire anche in Italia la scuola media unica fu proposta da Berlinguer e, pur con qualche transitorio problema di fattibilità (la famosa onda anomala) era stata pensata con una convincente ristrutturazione che garantiva una linea di continuità e unitarietà alla scuola dell'obbligo. Non se ne fece nulla perchè anche allora prevalse il corporativismo professionale e sindacale che antepose le proprie esigenze e prerogative a quelle degli studenti. Così sono stati fatti i salti mortali per dare una logica di sistema ad un troncone di scuola che non ne ha. Anche in Italia rimane l'anello debole, incapace di raccordarsi in continuità sia in entrata con la scuola primaria che in uscita con quella superiore.