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SCUOLA/ Così la Francia smaschera l’utopia della nostra scuola media unica

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Parigi, la Défense (particolare; Imagoeconomica)  Parigi, la Défense (particolare; Imagoeconomica)

Come spesso avviene, il dibattito francese sulle “cose di scuola” riguarda gli stessi argomenti su cui ci si arrovella in Italia, ma ha il pregio di farlo in modo più autorevole istituzionalmente e con una maggiore limpidezza concettuale. Le opposizioni culturali - e non solo corporative - allo “zoccolo comune” sono le stesse: timore di un impoverimento generale della cultura del Paese e della creazione di una scuola di serie A - in cui si vada oltre i minimi e si trasmettano anche i contenuti culturali - ed una scuola di serie B, in cui si impara solo a leggere ed a scrivere (ovviamente in chiave 2010). Del resto in Francia il dibattito dura da tempo. È del 2003 un inserto speciale di Le Monde de l’Education in cui veniva già messa a fuoco la difficoltà a tenere insieme il must democratico dell’unicità e l’aspirazione al raggiungimento di alti livelli di formazione. La scuola francese infatti, a differenza di quella italiana, continua a tenere alti (troppo alti?) i suoi obiettivi, tanto è vero che al bac è quasi impossibile ottenere il massimo dei voti (The Economist, ottobre 2010).

 

I dubbi della Francia non sono isolati. Da tempo le ricerche ed il dibattito internazionale sembrano mettere in discussione il mitodella scuola unica fino a 16 anni, che ha dominato nella pedagogia progressista europea nei decenni postbellici e che qui da noi sembra ancora per molti indiscutibile. Molte ricerche sembrano affermare che la canalizzazione a 11 anni incide negativamente sull’equità (ma i Paesi di lingua tedesca continuano a praticarla, pur registrando un’articolazione della società civile sostanzialmente equilibrata). Affermano però anche che l’unitarietà fino a 15-16 anni non ha grandi doni di efficacia: in questa struttura non si riesce a raggiungere una vera equità, perché spesso i ragazzi dei livelli di apprendimento bassi, nel coacervo degli input, non imparano neppure l’indispensabile. Da parte loro i ragazzi dei livelli di apprendimento alti si demotivano e le loro famiglie reagiscono con varie forme di segregazione sociale o cercando attività formative aggiuntive. Forse il problema sta anche nel fatto che l’utopismo progressista europeo degli ultimi due secoli ha affidato troppi compiti di carattere sociale alla scuola, che invece spesso riflette più che determinare il livello economico, sociale e culturale delle nazioni.

 



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COMMENTI
05/01/2011 - vizio inveterato (attilio sangiani)

purtroppo si manifesta spesso il "vizio corporativo" che induce a far prevalere gli interessi economici,di carriera e morali degli addetti ad un servizio o ad una professione,a danno degli utenti e del "bene comune". Il fatto è macrospico nella magistratura,refrattaria ad ogni serio tentativo di riforma,sotto la ipocrisia della difesa della Costituzione. La "casta"politica" non è da meno. Alcune "libere" professioni seguono a ruota: gli avvocatoi,i notai,... Un serio tentativo,quanto alla Costituzione, è abortito con la mancata approvazione popolare della complessa riforma della "parte seconda". Nel mondo cattolico,in particolare,era stata diffusa la menzogna secondo la quale sarebbero stati intaccati i "principi fondamentali". Si erano mobilitati i detentori di interessi,che avevano arruolato persino O.L.Scalfaro,vecchio arnese,in passato su posizioni ben diverse da quelle che,poi,ha adottato,incalzato da "mani pulite",...

 
04/01/2011 - E in Italia? (clelia magnolini)

L'idea di abolire anche in Italia la scuola media unica fu proposta da Berlinguer e, pur con qualche transitorio problema di fattibilità (la famosa onda anomala) era stata pensata con una convincente ristrutturazione che garantiva una linea di continuità e unitarietà alla scuola dell'obbligo. Non se ne fece nulla perchè anche allora prevalse il corporativismo professionale e sindacale che antepose le proprie esigenze e prerogative a quelle degli studenti. Così sono stati fatti i salti mortali per dare una logica di sistema ad un troncone di scuola che non ne ha. Anche in Italia rimane l'anello debole, incapace di raccordarsi in continuità sia in entrata con la scuola primaria che in uscita con quella superiore.