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SCUOLA/ Ribolzi: vogliamo liberare i prof dalla "Sindrome di Stoccolma"?

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Il sussidiario ha dato largo spazio ai commenti sui progetti per la valutazione presentati a metà novembre, che hanno se non altro avuto il merito di aprire un largo dibattito. Poiché faccio parte del Comitato che li ha elaborati, approfitto dell’ospitalità per qualche considerazione personale di cui, come si dice in questi casi, sono la sola responsabile.

Vorrei partire dal fatto che lo scopo del nostro lavoro era (è, perché continuiamo a lavorare) quello di proporre un sistema di valutazione della scuola di cui l’Italia è colpevolmente, ma non inspiegabilmente, priva: ci ha spinto ad affrontare prima il tema del “merito” l’urgenza di dare attuazione alla cosiddetta “Brunetta”, che prevede la valutazione dei dipendenti della pubblica amministrazione, cui gli insegnanti non solo appartengono, ma fervidamente desiderano continuare ad appartenere, con un meccanismo del tipo “sindrome di Stoccolma”: peggio lo Stato li tratta, e più desiderano restare statali. Alla valutazione, o se si preferisce alla divisione in fasce di merito, corrisponde una premialità.
 
Su questo ci sono state parecchie resistenze, perché quasi tutti temevamo che il fuoco del dibattito si sarebbe concentrato sui premi, come è puntualmente avvenuto, distogliendo l’attenzione dal problema centrale. L’assicurazione che la premialità aveva carattere sperimentale, e sarebbe quindi stata controllata e valutata a sua volta, anche per fornire elementi da utilizzare a regime, ci ha convinto a formulare un’ipotesi.

Ora, preghiamo i nostri venticinque lettori di credere che, pur avendo tutti i limiti collegati alla fallibilità della natura umana, gli estensori dei progetti non sono né inesperti né totalmente decerebrati, e quindi, pur avendo cercato di formulare proposte che tenevano conto di alcune fondamentali acquisizioni della ricerca valutativa, delle esperienze già in atto e della peculiarità della situazione italiana, ci aspettavamo delle resistenze, e contemporaneamente speravamo in qualche utile suggerimento. Le prime sono state di gran lunga più numerose dei secondi, come si può vedere anche dall’articolo “Il flop dei voti ai prof: niente pagelle su di noi” a firma Corrado Zunino uscito ieri su Repubblica.

L’articolo di Giovanni Cominelli comparso su queste pagine rappresenta un esempio di equilibrio fra critiche e osservazioni costruttive: lo stesso non si può dire dell’articolo di Giorgio Israel comparso su Il Giornale, in cui prevale il versante distruttivo. Entrambi gli autori, però, partono da tre considerazioni che mi trovano d’accordo: la valutazione è necessaria, non può limitarsi a singoli aspetti (deve essere “di sistema”) e deve essere esterna, osservazione condivisibile che però confligge con la brevità dei tempi, che rendeva difficoltoso identificare o formare dei valutatori capaci, e con le prevedibili resistenze dei sindacati, che si sono manifestate con rara sagacia in un tiepido assenso formale seguito da una vibrante raccomandazione a boicottare la sperimentazione.
 



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COMMENTI
07/01/2011 - progetto valutazione (luisa ribolzi)

Mi scuso se tardo a rispondere alle osservazioni che mi sono state fatte, e in più faccio solo un commento generico, per i motvi che seguono. Il mio contributo aveva il solo scopo di precisare dal mio personale punto di vista le condizioni in cui la commissione aveva lavorato, le scelte fatte, i commenti ricevuti. Ho scritto fino allo sfinimento da almeno quindici anni che cosa penso in merito al finanziamento delle scuola, ai meccanismi di formazione, reclutamento e carriera dei docenti e alla valutazione, del sistema delle scuole dei dirigenti e dei docenti, e non mi pareva il caso di tornarci sopra nello spazio di un articolo. Il fatto che la sperimentazione abbia innescato un dibattito mi sembra molto positivo, e spero che inneschi anche una serie di discussioni effettivamente utili. Preferirei che si provasse per poi scartare quel che non va, anziché pregiudizialmente rifiutare ogni tentativo, come stanno facendo le associazioni sindacali. Per chi propone modelli diversi, sarebbe interessante aprire momenti di confronto non solo interpersonali. Ma su tutto ci si può confrontare, se esiste una volontà positiva.

 
05/01/2011 - premi in palio? (clelia magnolini)

L'iniziativa ha lasciato perplessi, per non dire altro, molti tra noi docenti. E non per solidarietà sindacali (abbiamo capito in tanti ormai quanto certo sindacalismo ci abbia danneggiato e continui a farlo) ma per le modalità attuative e soprattutto per "i premi in palio". Dobbiamo essere come gli altri dipendenti statali - dice Ribolzi - ma c'è forse qualche dipendente statale che viene valutato così e soprattutto che riceve in cambio ciò che dovremmo ricevere noi? Certo l'umiliazione alimenta la sindrome di Stoccolma ma così non è troppo? Israel, che è stato spesso criticato a ragione, questa volta non sbaglia quando dice "E chi valuta i valutatori?" Continuare a operare per passettini, ancorchè sperimentando, e inserire pezzi di puzzle che non coincidono mai perchè è la struttura tutta che va riformata ed armonizzata serve alla scuola? Serve agli insegnanti che da secoli inseguono uno straccio di carriera anche funzionale, che non sia solo un misero scatto di anzianità stipendiale? La reputazione molti di noi ce l'hanno, appunto, tra chi la devono avere: studenti, genitori, colleghi, preside. Serve una codifica, una mancia o piuttosto serve altro? E serve lasciare al proprio posto chi invece tale reputazione non ce l'ha affatto, libero di fare danni?

 
05/01/2011 - Una scelta radicale: la parità scolastica (LUISA TAVECCHIA)

Fare risparmiare allo Stato? Allora introdurre la parità scolastica. Ogni genitore dovrebbe avere la libertà di scegliere per i propri figli la scuola che realizza in concreto il percorso educativo che si desidera. Quanto spende lo stato per ogni alunno? Diamo quei soldi alla famiglia che li potrà spendere nella scuola che più incarna le proprie scelte educative, sia statale o non statale. Gli insegnanti sono 819.000, circa 240.000 insegnanti sono disponibili alle ragioni del cambiamento. Numeri che superano quelli iscritti ai sindacati (che tesserano nello stesso comparto anche il personale ATA). Bravi docenti, ce ne sono eccome (con pubblicazioni con scambi di informazioni con Università settore Pedagogia). Ci sono tanti docenti (anche in pensione che possono essere chiamati a mettere a disposizione le loro conoscenze didattiche. Il costo sarebbe minimo ma soprattutto qualificato (invece dei carrozzoni che hanno partorito il 3+2 per es.). I Dirigenti scolastici sono i primi che dovrebbero essere valutati perchè molti guasti arrivano proprio da loro. Poi bisogna voltare pagina sulla contrattazione (es Fiat). Insomma bisogna riformare nel vero senso della parola.

 
05/01/2011 - Proposte? I precari battono un colpo! (Paolo Fasce)

La prof.ssa Ribolzi scrive che "ci aspettavamo delle resistenze, e contemporaneamente speravamo in qualche utile suggerimento. Le prime sono state di gran lunga più numerose dei secondi". Invero qualche proposta è stata avanzata, ma temo che siano state soffocate dalla disattenzione o dalla scarsa voglia di ascoltare. Eppure il mondo della scuola, e in particolare quello del precariato, è spesso attento studioso della scuola, non foss'altro per il fatto che molti insegnanti precari a questo mestiere si sono preparati tramite le SSIS e, sissini o no, tutti ci siamo trovati nella necessità di fare studi pedagogici per non affogare nelle graduatorie. Il Comitato Precari Liguri della Scuola ha avanzato una serie di proposte chiamate "Sfida sul merito" che crediamo possano essere un punto di partenza per un confronto leale.

 
05/01/2011 - I dirigenti vanno da un estremo all'altro (Sergio Palazzi)

E' raro che non mi trovi d'accordo con Ribolzi, ma stavolta la logica del discorso non mi torna. Va bene, dovevate raggiungere un obiettivo ed è meglio partire da qualcosa che restare ancora fermi. Visto che "chi tocca gli insegnanti muore", frase da brividi pensando a certi episodi, mi rendo conto che abbiate dovuto fare un balletto acrobatico nel filo spinato. Ma non me la sento di essere così drastico contro i rilievi di Israel, viste le altre opinione messe a confronto. Non si arriva al panglossismo, perchè Ribolzi è tutto meno che "inesperta e decerebrata", ma il giudizio sui DS e in generale sul "sistema" mi sembra davvero troppo ottimista. Sentendo recentemente una collega del sud ero terrificato dall'elenco di quel che diceva su certi DS: altro che "familismo amorale", e purtroppo tutto sembrava così verosimile! Nella mia esperienza, disgraziati di quella risma ne ho visti pochi, mettiamo che in tutto lo Stivale siano eccezioni; ma come si fa a pensare che tutti i coll. doc., votando ad alzata di mano, scelgano i "valutatori" più severi ed oggettivi, e non possibilmente i più accomodanti, sindacalizzati e/o ammanicati col DS? Come si fa a non pensare che il livello medio dei DS, per limitate capacità e/o per deliberata scelta di campo, non sia molto in sintonia col rigore di Brunetta e con la lucidità di Ribolzi? Certo, c'è un buon numero di DS di alto e altissimo livello, ma non si può misurare la massa di un esercito con un metro tarato su alpini, lagunari e parà.

 
05/01/2011 - premialità: non solo incentivo economico (Alessandra Anceschi)

Leggo questo articolo dopo aver seguito con attenzione il breve dibattito di ieri pomeriggio a Radio Tre (com il pedagogista Vertecchi e il sociologo Argentin). Mi dolgo ancora una volta che, anche qui, non venga presa in considerazione la possibilità di una diversa "qualificazione" dei docenti, che esuli da incentivi economici, ma riconosca - finalmente - ruoli e competenze differenziate dall'insegnamento. Faccio parte di quella schiera di docenti (ne conosco in quantità) che oltre ad essere riconosciuti "vox populi" quali buoni docenti, hanno al loro attivo maree documentate di attività, collaborazioni, pubblicazioni (anche di natura scientifica) volte al miglioramento del loro far scuola e del sistema educativo in genere. Invece di spolverare manciate di incentivi economici, si dovrebbe invece provare a costruire - principalmente attorno a questi docenti - nuovi ruoli per qualificare dal di dentro la scuola: alludo alla creazione di figure di sistema che (ad es. lasciando solo parzialmente l'insegnamento), possano mettere a disposizione delle scuole tali competenze, e orientarle su specifici supporti pedagogici e/o organizzativi, alla documentazione didattica, alla ricerca metodologica, ... Credo non sia più tollerabile pensare alla valutazione e all'incremento della professionalità docente senza avviare nuove prospettive di contrattazione, nuove valorizzazioni delle risorse interne alle scuole, nuovi dinamismi professionali (dentro, ma anche fuori la scuola!).