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SCUOLA/ Ribolzi: vogliamo liberare i prof dalla "Sindrome di Stoccolma"?

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Da qui però le posizioni divergono. Cominelli, che ha una lunga e consapevole esperienza di scuola, evidenzia il ruolo negativo dei sindacati, e parla di “colpevole ingenuità nel rapporto con i sindacati” per uno “smodato bisogno di consenso”. È possibile: ma visto che l’esperienza dice che chi tocca gli insegnanti muore, è comprensibile il tentativo di aggirare la morte violenta, forse in favore dell’eutanasia... Può darsi che la premialità proposta rappresenti, come si dice in milanese, “una zucca di latte”, ma poteva essere l’occasione perché gli insegnanti che non si sentono rappresentati da organizzazioni sindacali che tutelano il piatto di lenticchie scambiandolo con la primogenitura, cominciassero a sostenere il loro diritto a essere valutati.

Ma valutati da chi (e non tanto “come”)? Comensoli sostiene, e non a torto, che potrebbe essere il dirigente, come in passato: e tutti sappiamo che se chiedessimo al dirigente, ma anche agli insegnanti, alle famiglie, agli studenti di una qualsiasi scuola, quali sono i due o tre insegnanti veramente bravi (non “migliori” di altri, non si faranno graduatorie) lo sanno benissimo: poi, magari con in palio qualche soldo, forse non farebbero i nomi. Per avere maggiori garanzie di prevenire gli errori, più che di obiettività (io francamente il dirigente dedito alla pratica sistematica del familismo amorale e alla premiazione del docente mentecatto e incapace non lo vedo tanto) gli abbiamo affiancato due docenti: è vero che questo ricorda il Comitato previsto dai Decreti Delegati, ma il fatto che non sia mai stato attuato non significa re ipsa che fosse sbagliato.

Quanto al ddl 953 “progetto Aprea”, caduto nel dimenticatoio benché - o forse proprio perché - avesse ricevuto un vasto consenso trasversale, sono totalmente d’accordo che non ha senso parlare di una riforma “a fettine” e che la valutazione, delle scuole e degli insegnanti, e anche del Ministero e delle politiche educative, come avviene nei paesi dove le agenzie di valutazione sono un soggetto terzo, deve essere inquadrata in un progetto più complesso e globale, che si colleghi all’autonomia e alla riforma della Costituzione del 2001: ma, al momento, questo non pare realistico, e l’alternativa sarebbe stata l’immobilismo.

È vero che la “vasta necropoli” delle sperimentazioni ministeriali spalanca le sue tombe accoglienti, ma abbiamo scelto, non senza discussioni, di rischiare con una sperimentazione sicuramente perfettibile, purché si riesca a farla partire. Il “no simbolico e politico” di cui parla Cominelli potrebbe più utilmente diventare un “sì, ma sarebbe meglio...”. Possiamo sperare? Buon anno.
 



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COMMENTI
07/01/2011 - progetto valutazione (luisa ribolzi)

Mi scuso se tardo a rispondere alle osservazioni che mi sono state fatte, e in più faccio solo un commento generico, per i motvi che seguono. Il mio contributo aveva il solo scopo di precisare dal mio personale punto di vista le condizioni in cui la commissione aveva lavorato, le scelte fatte, i commenti ricevuti. Ho scritto fino allo sfinimento da almeno quindici anni che cosa penso in merito al finanziamento delle scuola, ai meccanismi di formazione, reclutamento e carriera dei docenti e alla valutazione, del sistema delle scuole dei dirigenti e dei docenti, e non mi pareva il caso di tornarci sopra nello spazio di un articolo. Il fatto che la sperimentazione abbia innescato un dibattito mi sembra molto positivo, e spero che inneschi anche una serie di discussioni effettivamente utili. Preferirei che si provasse per poi scartare quel che non va, anziché pregiudizialmente rifiutare ogni tentativo, come stanno facendo le associazioni sindacali. Per chi propone modelli diversi, sarebbe interessante aprire momenti di confronto non solo interpersonali. Ma su tutto ci si può confrontare, se esiste una volontà positiva.

 
05/01/2011 - premi in palio? (clelia magnolini)

L'iniziativa ha lasciato perplessi, per non dire altro, molti tra noi docenti. E non per solidarietà sindacali (abbiamo capito in tanti ormai quanto certo sindacalismo ci abbia danneggiato e continui a farlo) ma per le modalità attuative e soprattutto per "i premi in palio". Dobbiamo essere come gli altri dipendenti statali - dice Ribolzi - ma c'è forse qualche dipendente statale che viene valutato così e soprattutto che riceve in cambio ciò che dovremmo ricevere noi? Certo l'umiliazione alimenta la sindrome di Stoccolma ma così non è troppo? Israel, che è stato spesso criticato a ragione, questa volta non sbaglia quando dice "E chi valuta i valutatori?" Continuare a operare per passettini, ancorchè sperimentando, e inserire pezzi di puzzle che non coincidono mai perchè è la struttura tutta che va riformata ed armonizzata serve alla scuola? Serve agli insegnanti che da secoli inseguono uno straccio di carriera anche funzionale, che non sia solo un misero scatto di anzianità stipendiale? La reputazione molti di noi ce l'hanno, appunto, tra chi la devono avere: studenti, genitori, colleghi, preside. Serve una codifica, una mancia o piuttosto serve altro? E serve lasciare al proprio posto chi invece tale reputazione non ce l'ha affatto, libero di fare danni?

 
05/01/2011 - Una scelta radicale: la parità scolastica (LUISA TAVECCHIA)

Fare risparmiare allo Stato? Allora introdurre la parità scolastica. Ogni genitore dovrebbe avere la libertà di scegliere per i propri figli la scuola che realizza in concreto il percorso educativo che si desidera. Quanto spende lo stato per ogni alunno? Diamo quei soldi alla famiglia che li potrà spendere nella scuola che più incarna le proprie scelte educative, sia statale o non statale. Gli insegnanti sono 819.000, circa 240.000 insegnanti sono disponibili alle ragioni del cambiamento. Numeri che superano quelli iscritti ai sindacati (che tesserano nello stesso comparto anche il personale ATA). Bravi docenti, ce ne sono eccome (con pubblicazioni con scambi di informazioni con Università settore Pedagogia). Ci sono tanti docenti (anche in pensione che possono essere chiamati a mettere a disposizione le loro conoscenze didattiche. Il costo sarebbe minimo ma soprattutto qualificato (invece dei carrozzoni che hanno partorito il 3+2 per es.). I Dirigenti scolastici sono i primi che dovrebbero essere valutati perchè molti guasti arrivano proprio da loro. Poi bisogna voltare pagina sulla contrattazione (es Fiat). Insomma bisogna riformare nel vero senso della parola.

 
05/01/2011 - Proposte? I precari battono un colpo! (Paolo Fasce)

La prof.ssa Ribolzi scrive che "ci aspettavamo delle resistenze, e contemporaneamente speravamo in qualche utile suggerimento. Le prime sono state di gran lunga più numerose dei secondi". Invero qualche proposta è stata avanzata, ma temo che siano state soffocate dalla disattenzione o dalla scarsa voglia di ascoltare. Eppure il mondo della scuola, e in particolare quello del precariato, è spesso attento studioso della scuola, non foss'altro per il fatto che molti insegnanti precari a questo mestiere si sono preparati tramite le SSIS e, sissini o no, tutti ci siamo trovati nella necessità di fare studi pedagogici per non affogare nelle graduatorie. Il Comitato Precari Liguri della Scuola ha avanzato una serie di proposte chiamate "Sfida sul merito" che crediamo possano essere un punto di partenza per un confronto leale.

 
05/01/2011 - I dirigenti vanno da un estremo all'altro (Sergio Palazzi)

E' raro che non mi trovi d'accordo con Ribolzi, ma stavolta la logica del discorso non mi torna. Va bene, dovevate raggiungere un obiettivo ed è meglio partire da qualcosa che restare ancora fermi. Visto che "chi tocca gli insegnanti muore", frase da brividi pensando a certi episodi, mi rendo conto che abbiate dovuto fare un balletto acrobatico nel filo spinato. Ma non me la sento di essere così drastico contro i rilievi di Israel, viste le altre opinione messe a confronto. Non si arriva al panglossismo, perchè Ribolzi è tutto meno che "inesperta e decerebrata", ma il giudizio sui DS e in generale sul "sistema" mi sembra davvero troppo ottimista. Sentendo recentemente una collega del sud ero terrificato dall'elenco di quel che diceva su certi DS: altro che "familismo amorale", e purtroppo tutto sembrava così verosimile! Nella mia esperienza, disgraziati di quella risma ne ho visti pochi, mettiamo che in tutto lo Stivale siano eccezioni; ma come si fa a pensare che tutti i coll. doc., votando ad alzata di mano, scelgano i "valutatori" più severi ed oggettivi, e non possibilmente i più accomodanti, sindacalizzati e/o ammanicati col DS? Come si fa a non pensare che il livello medio dei DS, per limitate capacità e/o per deliberata scelta di campo, non sia molto in sintonia col rigore di Brunetta e con la lucidità di Ribolzi? Certo, c'è un buon numero di DS di alto e altissimo livello, ma non si può misurare la massa di un esercito con un metro tarato su alpini, lagunari e parà.

 
05/01/2011 - premialità: non solo incentivo economico (Alessandra Anceschi)

Leggo questo articolo dopo aver seguito con attenzione il breve dibattito di ieri pomeriggio a Radio Tre (com il pedagogista Vertecchi e il sociologo Argentin). Mi dolgo ancora una volta che, anche qui, non venga presa in considerazione la possibilità di una diversa "qualificazione" dei docenti, che esuli da incentivi economici, ma riconosca - finalmente - ruoli e competenze differenziate dall'insegnamento. Faccio parte di quella schiera di docenti (ne conosco in quantità) che oltre ad essere riconosciuti "vox populi" quali buoni docenti, hanno al loro attivo maree documentate di attività, collaborazioni, pubblicazioni (anche di natura scientifica) volte al miglioramento del loro far scuola e del sistema educativo in genere. Invece di spolverare manciate di incentivi economici, si dovrebbe invece provare a costruire - principalmente attorno a questi docenti - nuovi ruoli per qualificare dal di dentro la scuola: alludo alla creazione di figure di sistema che (ad es. lasciando solo parzialmente l'insegnamento), possano mettere a disposizione delle scuole tali competenze, e orientarle su specifici supporti pedagogici e/o organizzativi, alla documentazione didattica, alla ricerca metodologica, ... Credo non sia più tollerabile pensare alla valutazione e all'incremento della professionalità docente senza avviare nuove prospettive di contrattazione, nuove valorizzazioni delle risorse interne alle scuole, nuovi dinamismi professionali (dentro, ma anche fuori la scuola!).