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SCUOLA/ Alberto (da Gerusalemme): vi racconto cosa vuol dire studiare in Palestina

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Bambini a Nablus (Imagoeconomica)  Bambini a Nablus (Imagoeconomica)

Parlando con gli insegnanti si intuisce uno sconforto che inevitabilmente la gente di qui vive per la situazione di continua tensione con Israele, che influisce sulla vita comune di tutti i giorni; mancanza di lavoro e salari non adeguati, violenza per le strade soprattutto nelle zone di confine e nei campi profughi, che ormai sono diventati parte integrante di queste città.

Tale sentimento si vede anche tra i ragazzi, solo salvati - almeno i più piccoli - da quella voglia di vita che tutti i bambini hanno, ma che si trasforma con l’età in violenza o disinteresse e apatia.

Nelle classi gli insegnanti hanno il loro bel da fare. Sempre più spesso le lezioni sono difficili da gestire e quasi ogni scuola ha degli assistenti sociali che devono aiutare i ragazzi che vengono segnalati come “problematici”. Ma quello che sembra solo un problema di comportamento in classe, rivela puntualmente delle storie molto sofferte in cui i genitori sono separati, o disoccupati, o dediti all’alcol, violenti, oppure che hanno diversi lavori per guadagnare il necessario per la famiglia e che quindi non hanno tempo di seguire i figli nello studio; e quindi la scuola è spesso vista dai genitori come chi si prende cura dei loro figli, delegando di fatto la loro educazione.

Le situazioni sono così variegate e problematiche che spesso gli operatori sociali non sono in grado di farvi fronte e anche diverse istituzioni educative faticano a trovare strumenti adeguati nella formazione del personale specialistico, in quanto la Palestina è priva di punti di eccellenza in questo settore.

Se i bambini sono disabili, quanto detto assume un carattere ancora più grave, in quanto nella mentalità comune il disabile è visto come uno stigma, una vergogna da nascondere il più possibile; chi ha un figlio disabile mentale è difficile che riesca a sposare le figlie. Spetta quindi un grande lavoro alle scuole e agli insegnanti, senza contare che ciò che ho detto per le famiglie in generale vale anche per i genitori.

Grande influenza hanno anche la Tv, internet i social network, che in qualche modo sono un mezzo di comunicazione che supera i confini della propria casa, città, paese. I ragazzi vestono alla moda, hanno interessi comuni, si affidano al gruppo di amici; ma si vede anche che la famiglia qui ha ancora un’autorevolezza che da noi è quasi scomparsa. Il clan famigliare a cui appartieni gode ancora di una forte influenza sulle decisioni che vengono prese all’interno della famiglia; c’è rispetto per le persone più anziane.



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