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SCUOLA/ Il preside: così ho messo d’accordo italiani ed immigrati

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Tutto il processo non ha mancato poi di prestare attenzione alle famiglie con momenti di incontro, di racconto di sé e di festa, senza tralasciare la necessità, soprattutto delle madri, di essere messe nella condizione di apprendere l’italiano o di riuscire a seguire con efficacia i figli nei compiti a casa e nello studio. Bisogno quest’ultimo particolarmente acuto per una famiglia immigrata, ma da non sottovalutare anche per una famiglia italiana. Cosicché la possibilità di rapporto e le relazioni hanno potuto costruirsi sulla condivisione di un comune lavoro.

Parallelamente, con gli alunni, è divenuta tradizione della scuola una attenzione, non folkloristica, alle ricorrenze e agli usi dei paesi d’origine, con una valorizzazione delle identità che ha generato un’apprezzabile libertà di confronto. A tal proposito mai mi è capitato di vedermi sollevata la tanto dibattuta “questione Presepe”: ne comparivano negli spazi comuni e in numerose classi, di vario stile e con apporti inaspettati (o meglio inaspettati solo quando si utilizzano parametri di giudizio in cui gli avvenimenti stanno troppo stretti!).

L’esperienza pluriennale e gli esiti hanno insegnato a trattenere quanto di buono e a porre rimedio agli inconvenienti. Si tratta certamente di un metodo che aggiunge altra fatica a quella che già è richiesta, ma in un momento storico di dominante relativismo è sicuramente importante valorizzare una, assolutamente non scontata, riflessione sull’agire.

Ciò è divenuto possibile per la disponibilità a mettere in gioco, accanto all’assetto organizzativo, ai protocolli e alle azioni dettate dagli assi teorici di riferimento, la posizione umana espressa dagli attori in gioco, la lettura del bisogno di alunni e famiglie che è trasversale alle appartenenze etniche. Cosicché, per esempio, è diventato possibile invertire l’incancrenirsi del meccanismo del “recupero linguistico” ad oltranza, divenuto una sorta di apparato assistenziale, trovando forme di intervento più flessibili e mirate, soprattutto in grado di ridurre i rallentamenti di apprendimento che preoccupano le famiglie. Quindi invertire il trend di allontanamento delle famiglie italiane non soltanto con il richiamo alla positività di una scuola multietnica, ma con la possibilità di verificare una effettiva attenzione alle esigenze e allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno.



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