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SCUOLA/ Il preside: così ho messo d’accordo italiani ed immigrati

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In questo caso la disponibilità, da parte della scuola, a mostrarsi, a riaprire le porte al quartiere, e la disponibilità delle famiglie a guardare senza pregiudizi, hanno cominciato a operare il cambiamento, con l’implicito riconoscimento della trasformazione della “fatica didattica” per gli alunni immigrati in risorsa spendibile per tutti. È risultato evidente che in situazioni di stallo, di chiusura preconcetta, è importante che la scuola compia un’azione di apertura e di superamento delle difficoltà. Ne ha la convenienza per sé, come istituzione, ma soprattutto per gli alunni. Spesso l’operazione risulta essere molto semplice e aumenta la consapevolezza, in chi opera nella scuola, del lavoro compiuto, dei risultati raggiunti, delle potenzialità e dei limiti e quindi dei successivi passi da intraprendere. 

La ripresa dei momenti di riunione conviviale e festosa con le famiglie protagoniste, certamente non può essere utilizzato come indicatore per la valutazione degli apprendimenti di una scuola, ma racconta di un clima nuovo e di un pertugio aperto nell’involucro con cui si va a definire il problema degli alunni stranieri a scuola.

E allora la storia e la tradizione vissuta dai docenti, a partire dalle personali posizioni culturali, che diviene storia della scuola, il desiderio di far fare agli alunni una esperienza di apprendimento affascinante, di far cogliere la bellezza e la novità in quello che stanno vivendo (in un paese diverso, ma anche semplicemente in una diversa scuola) dà forza ai protocolli di accoglienza e decuplica gli effetti delle iniziative progettate per superare le difficoltà linguistiche degli alunni e delle famiglie.

La “frontiera” su cui si ama collocare questo tipo di scuole, forse un tempo individuabile geograficamente in una via, una zona cittadina, ora si colloca più chiaramente a livello personale, a livello della richiesta che ciascuno ha, straniero o italiano, di fronte alla scuola per i propri figli e alla risposta che questa riesce a dare. Quindi il compito oggi è duplice: far recuperare a ciascuna famiglia la “domanda” e da lì partire per un’avventura faticosa, ma affascinante, perché la risposta non è mai scontata, tecnica o riciclabile; chiede la partecipazione di tutto quello che siamo.



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