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SCUOLA/ Vademecum per fare una buona scuola in tempo di tagli

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Questa è la realtà con cui il Collegio dei docenti ha fatto i conti. Adeguandosi, con un po’ di giusto mugugno, alla dura necessità. E lo scorso anno ha “incassato” il taglio, concentrandolo sulle classi prime e seconde; ma l’organizzazione generale della scuola non è stata completamente positiva. Per il nuovo anno, dunque, ha accolto la proposta di condividere i tagli fra tutte le classi, con 7 insegnanti e mezzo ogni 4 classi a tempo pieno (invece dei “tradizionali” 8 per 4 classi).

A giugno 2011 al Collegio dei docenti è stata offerta la possibilità di preparare “in proprio” gli abbinamenti tra i docenti, la suddivisione tra loro delle “aree disciplinari”, l’attribuzione delle ore di assistenza negli “intervalli mensa”. Così, dalle riunioni che sono seguite è emersa una prima ipotesi di organizzazione, con un risultato inatteso.

Forse i miracoli esistono. Il quadro che è emerso fa funzionare la scuola con 56 insegnanti e non con 57 (più le famose 8 ore e gli “specialisti”). I casi, adesso, sono due: o si “restituisce” il posto che avanza (dando ragione a chi pensa che le scuole possono funzionare bene con un minor numero di insegnanti, senza comprometterne la qualità complessiva), o si riformula il piano di utilizzazione degli insegnanti (magari distribuendo tra diverse classi gli insegnanti che non godono più di “buona considerazione”, sperando che così non distribuiscano il loro “lavorare male” fra tutte le classi, aumentando la disistima dei colleghi e la considerazione negativa da parte dei genitori degli alunni).

Che insegnamenti trarne? Allora la qualità delle persone conta, non basta la “garanzia di qualità” della scuola pubblica. Allora la valutazione degli insegnanti basata sulla buona fama di cui godono presso il pubblico non è da buttar via. Allora il “marchio di qualità” della scuola non è dato dal nome della scuola ma dalle persone che vi lavorano, e per come vi lavorano. Allora la qualità di una scuola non si nutre solo di “tanti insegnanti”, ma di “buoni insegnanti”... Insomma, non è vietato cambiare idea. Forse i miracoli esistono. Scusate se è poco.



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