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SCUOLA/ Insegnare non è un mestiere, ma può diventarlo

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Bologna, piazza Maggiore (Imagoeconomica)  Bologna, piazza Maggiore (Imagoeconomica)

Esperienze in atto e riflessione critica, per definire e correggere il proprio lavoro, sono le ragioni delle “botteghe dell’insegnare”, ambiti di lavoro comune, che vanno oltre la convention, “nei quali – sottolinea Emanuele Triggiani, professore di Storia in una scuola superiore di Bari - ognuno coglie la convenienza personale di un lavoro impostato attraverso uno scambio continuo di esperienze e dove ogni iniziativa didattica scaturisce dalle domande e dalle esigenze che ciascuno matura nella propria attività e a contatto con i suoi alunni”. Di “botteghe dell’insegnare” ce ne saranno quindici (sabato pomeriggio e domenica mattina) e si occuperanno di Italiano e Latino, Matematica e Storia, Storia dell’Arte e Scienze e altre discipline. Alcune, però, lavoreranno su delicati argomenti trasversali, come la Valutazione, la Governance delle scuole, la Progettazione d’istituto.



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COMMENTI
13/10/2011 - I care helping profession (Anna Di Gennaro)

Nell'augurare buon lavoro a tutti coloro che interverranno, segnalo l'ultima comunicazione pervenuta l'altro ieri. Mi permetto di riportarla integralmente, omettendo ogni riferimento personale, ma chiedendo solo di riflettere: "sono un'insegnante che pensava di andare in pensione a fine anno scolastico 2011-2012 con 60 anni di età e 40 di servizio. Con la manovra di agosto, mi è stato detto che mi tratterranno in sevizio fino al 31 agosto 2013. Il problema è che in questi ultimi tre anni ho dovuto farmi curare da una psichiatra e ricorrere ai farmaci, che mi hanno consentito di andare a scuola (sono molto attaccata al mio lavoro) e di affrontare la giornata, ma a prezzo di tanta stanchezza. Speravo finalmente di andare in pensione e potermi riposare dopo tanti anni di onorato servizio, ma questa notizia ha aumentato notevolmente la mia già importante quota di ansia e mi ha costretto a variare e ad aumentare la quantità di psicofarmaci. L'idea di dover andare a scuola anche l'anno prossimo mi riempie di angoscia e della paura di non farcela. Tra l'altro sono anche responsabile del lavoratori per la sicurezza e conosco lo stress lavoro correlato per aver frequentato corsi appositi. Sono sicura che questa sindrome ansioso-depressiva dipende per il 90% dal lavoro scolastico e da tutte le problematiche che ad esse sono connesse. Cosa posso fare? Non ho intenzione di continuare ad imbottirmi di psicofarmaci per continuare un lavoro che avrei dovuto finire con quest'anno. Grazie"