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SCUOLA/ Insegnare non è un mestiere, ma può diventarlo

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Bologna, piazza Maggiore (Imagoeconomica)  Bologna, piazza Maggiore (Imagoeconomica)

“Un contesto culturale nel quale rifondare una deontologia professionale che interagisca con l’esperienza di scuola che ciascuno fa ogni giorno”. Anna  Rita, insegnante di scuola dell’infanzia statale, ha ben chiaro il motivo che anche quest’anno la porta alla Convention di Diesse (Bologna 15 e 16 ottobre): incontrare gente al lavoro, attenta alla propria esperienza quotidiana, ma che non fa del suo particolare il piccolo lago in cui annaspare alla disperata ricerca di ricette inesistenti o bordeggiare in una routine grigia e scontata. Dal particolare al tutto, dice la nostra maestra, e dal tutto la linfa del particolare. In fondo, da anni, le convention di Diesse tracciano e asfaltano questa strada: che si ascolti la testimonianza di un collega o che si lavori insieme nelle “botteghe dell’insegnare”, che si faccia un giro per gli stand della “piazza della didattica” o si incontri un pedagogista, un imprenditore, un poeta.

Gli insegnanti della convention, poi, sono spiriti pratici particolarmente esigenti, con la voglia di capire e imparare e di mettere a buon frutto i due giorni proposti da Diesse. Pubblico attento, perciò, per gli ospiti di spicco: il direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, che parlerà di educazione e scuola con Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà; Elena Ugolini, dirigente scolastico, l’amministratore delegato della Ducati, Gabriele del Torchio, Maria Bocci dell’Università Cattolica di Milano che presenterà la mostra “150 anni di Sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”, Elena Ragazzi ricercatrice Ceris-Cnr, Marcello Tempesta dell’Università del Salento, il poeta Davide Rondoni.

Il taglio, quest’anno, pone grande attenzione all’esperienza e alla riflessione critica su di essa, facendo incontrare chi nel mondo della scuola vive e lavora con persone che, di mestiere, fanno altro: appunto, direttori di giornali, imprenditori, ricercatori. Se, come si ripete da decenni, la prima emergenza del nostro Paese è l’educazione, occorre che tutti, dalle maestre dell’infanzia agli industriali prendano a cuore l’“emergenza”. Per questo, ad esempio, sarà molto interessante, per tutti, e non solo per gli insegnanti di Fisica o di Meccanica, sapere che cos’è e come funziona il laboratorio didattico della Ducati.



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COMMENTI
13/10/2011 - I care helping profession (Anna Di Gennaro)

Nell'augurare buon lavoro a tutti coloro che interverranno, segnalo l'ultima comunicazione pervenuta l'altro ieri. Mi permetto di riportarla integralmente, omettendo ogni riferimento personale, ma chiedendo solo di riflettere: "sono un'insegnante che pensava di andare in pensione a fine anno scolastico 2011-2012 con 60 anni di età e 40 di servizio. Con la manovra di agosto, mi è stato detto che mi tratterranno in sevizio fino al 31 agosto 2013. Il problema è che in questi ultimi tre anni ho dovuto farmi curare da una psichiatra e ricorrere ai farmaci, che mi hanno consentito di andare a scuola (sono molto attaccata al mio lavoro) e di affrontare la giornata, ma a prezzo di tanta stanchezza. Speravo finalmente di andare in pensione e potermi riposare dopo tanti anni di onorato servizio, ma questa notizia ha aumentato notevolmente la mia già importante quota di ansia e mi ha costretto a variare e ad aumentare la quantità di psicofarmaci. L'idea di dover andare a scuola anche l'anno prossimo mi riempie di angoscia e della paura di non farcela. Tra l'altro sono anche responsabile del lavoratori per la sicurezza e conosco lo stress lavoro correlato per aver frequentato corsi appositi. Sono sicura che questa sindrome ansioso-depressiva dipende per il 90% dal lavoro scolastico e da tutte le problematiche che ad esse sono connesse. Cosa posso fare? Non ho intenzione di continuare ad imbottirmi di psicofarmaci per continuare un lavoro che avrei dovuto finire con quest'anno. Grazie"