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SCUOLA/ Ribolzi: investire in istruzione può ridurre la crescita...

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Nelle situazioni di crisi, nota Draghi, la famiglia è un ammortizzatore, garantisce una possibilità di sopravvivenza: ma questa sua funzione non è nuova, e perfino i miei studenti sanno che una delle funzioni centrali dell’istituto famigliare è da sempre quella di una ridistribuzione del reddito, finalizzata a supportare i membri più deboli. E’ chiaro che una politica famigliare in grado di evitare l’impoverimento dei nuclei famigliari con più figli inattivi faciliterebbe questo processo, e si trasformerebbe da assistenziale in proattiva, mentre spesso ci si limita a constatare il fenomeno.

Da ultimo, e su questo mi soffermerò, si osserva che l’investimento in istruzione consente di rivalutare le capacità personali e di accrescere le possibilità di impiego e di valorizzazione del merito. Questo è purtroppo vero fino a un certo punto: le ricerche indicano da sempre una correlazione fra possibilità di lavoro e di guadagno e titolo di studio, con un divario che si è ridotto per tutti gli anni Ottanta e Novanta, e poi in parte ha ripreso a crescere: tuttavia questo non è legato automaticamente al livello di istruzione, o meglio bisogna tenere ben presente che il livello di istruzione stesso è strettamente collegato, in Italia anche più che altrove, alle condizioni famigliari, e chi studia a lungo ha anche, per lo più, uno status socio economico elevato. Draghi sottolinea il peso delle condizioni di partenza, e l’importanza di introdurre misure di sostegno alla persona per far crescere l’equità, ma sottolinea anche, molto giustamente e realisticamente, che l’investimento in istruzione è necessario ma nonsufficiente. Per migliorare le opportunità economiche e professionali dei giovani non basta migliorare la qualità della formazione, a ogni livello, ma sono necessarie e prioritarie misure strutturali nel campo delle politiche economiche e del lavoro, che riducano ad esempio i vincoli burocratici e supportino l’imprenditorialità giovanile.  



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