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SCUOLA/ Ribolzi: investire in istruzione può ridurre la crescita...

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Alison Wolf, un’economista della London School of Economics, in un suo libro del 2002 dal provocatorio titolo “L’educazione conta? Mitologia del rapporto fra educazione e crescita economica” definisce le tre priorità dell’allora primo ministro Tony Blair “education, education, education” come una sorta di mantra evocato dai politici per evitare di prendere misure più sostanziali e forse più impopolari. Scrive la Wolf: “un governo che sia veramente interessato alla crescita economica deve essere molto attento e selettivo nello spendere  per l’istruzione. Deve prevedere le dimensioni e la tipologia della domanda, deve capire che cosa deve pagare lo Stato e che cosa no, e deve garantire la qualità dell’istruzione. Il modo in cui funziona oggi il sistema formativo sembra ridurre la crescita piuttosto che incoraggiarla”.

Non è il “quanto” (o meglio, non è solo il quanto: è chiaro che i tagli indiscriminati non giovano alla qualità) ma il “come” che innesca pratiche virtuose di cui i giovani possono fruire, ed è soprattutto un collegamento fra politiche per l’istruzione e politiche per il lavoro e in generale politiche di welfare. Ma, direbbe Baglioni, “questa è un’altra storia di chi aspetta sulla riva”….



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